Maria Stella Rasetti, bibliotecaria

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Bigiù e babà (dal 22 agosto al 12 settembre 2010)

Locandina della mostra L'armonia della terra Domenica 22 agosto 2010:
A Barga per la mostra "Armonia della terra" alla Fondazione Ricci

Dedichiamo l'ultimo giorno di vacanza, prima della grande ripartenza di fine agosto, ad una bella passeggiata a Barga, dove trascorriamo un pomeriggio e una serata estremamente piacevoli, anche grazie alla opportunità di visitare la bella mostra L'armonia della terra, organizzata presso la Fondazione Ricci Onlus.
L'esposizione, dedicata alle immagini della Valle del Serchio nella pittura toscana del Novecento, ci permette di ammirare opere di importanti autori toscani come Nomellini e Viani, accanto ad altre più numerose proposte pittoriche di autori che conosco molto meno, come Gian Battista Santini e Giuseppina Cristiani. C'è anche un'opera di Giorgio Kienerk, artista a cui sono legata da ideali vincoli, per dir così, sentimental-intellettuali: sua figlia Vittoria Kienerk fu mia insegnante di storia dell'arte al Liceo Ginnasio Galilei di Pisa, quasi quarant'anni fa. Fu lei a farmi innamorare dell'arte e a farmi scoprire che senza l'arte non si poteva vivere.
La mostra vuole raccontare la storia di donne e uomini che, sfidando l'ambiente avverso, vissero e lavorarono nella Valle del Serchio, stretta tra le catene inaccessibili delle Alpi Apuane a occidente e del Crinale Appenninico a oriente, realizzando, grazie al duro lavoro agricolo, la radicale trasformazione di questo aspro territorio, grazie al quale si è sviluppata quella specificità del paesaggio che ancora oggi si distingue in bellezza.
La serata prosegue sui toni gastronomici a Piazza al Serchio, dove un ristorantino sul crinale della montagna ci serve menù a base di funghi.
Accesso al servizio di Rai Tre sulla mostra (Toscanaweb.tv)

Durante il concerto jazz Lunedì 23 agosto 2010:
La biblioteca San Giorgio è aperta fino a mezzanotte, al ritmo di jazz

Rientrare al lavoro al ritmo di jazz è un privilegio che mi godo fino in fondo: il pomeriggio scorre velocemente e senza particolari motivi di preoccupazione. Per fortuna conto sulla collaborazione forte di tanti colleghi che sanno fare bene il loro mestiere e non hanno certo bisogno di me per mandare avanti la baracca. Riprendo dunque le fila dei diversi affari lasciati a riposare in queste settimane, per poi prepararmi alla seratona musicale con la Mabellini Jazz Orchestra, diretta da Manolo Nardi.
Maurizio Tuci presenta con passione e competenza il programma della serata, offrendo ai numerosi intervenuti l'occasione per approfondire la propria conoscenza del jazz e della sua evoluzione storica.
Le musiche sono "immortali" e le interpretazioni sono davvero all'altezza dell'entusiasmo suscitato.
La serata è splendida: stare fuori è delizioso. L'atmosfera dell'anfiteatro della San Giorgio è perfetta per questi intrattenimenti musicali.
Buoni risultati anche sul fronte dei prestiti. Pistoia loves San Giorgio Library!
Tutte le foto della serata su Facebook, sul profilo della San Giorgio.
Articolo su Il tirreno

Il duomo di Amalfi Martedì 24 agosto 2010:
Ricordando la Costiera Amalfitana

Oggi la giornata è stata davvero impegnativa: un tempo lungo alla vecchia maniera, come se si fosse già in pieno autunno. Le cose da fare sono già tante, e tutto riprende la sua folle corsa.
Di sera, al rientro a casa, c'è solo la forza di concludere il lavoro di riordino delle centinaia di fotografie scattate durante le vacanze ad Amalfi e Positano: scaricare i files dalla fotocamera sul computer in realtà è una scusa bella e buona per ripensare i bei momenti trascorsi in Costiera: annusare di nuovo quell’aria, riassaporare le tante cose buone assaggiate nei vari ristorantini all’aperto, ripercorrere con la memoria le escursioni compiute, gli infiniti giri nei negozietti, le passeggiate senza meta attraverso i supportici “segreti” di Amalfi, le chiacchierate al tramonto, seduti sulla scalinata del duomo.
Certi luoghi speciali sanno creare un’atmosfera unica, e la Costiera è certamente uno di quelli.
Tra i link che voglio conservare gelosamente:
L'antico Convitto: l'ottimo hotel di Amalfi dove abbiamo alloggiato. Il personale è gentilissimo, le stanze molto accoglienti e ben organizzate (avevamo due idromassaggi in camera! Dico: DUE!), e si trova a un passo dal Duomo
Louise a Positano: lo so, questo è un "classico". Andare a Positano e non fare shopping qui è peccato mortale. E siccome io ci tengo alla mia anima, ho fatto in modo di evitare il peccato!
Sapori di Positano: qui ho acquistato una bellissima tovaglia per la mia casa. La proprietaria mi ha cucito a macchina, praticamente in diretta, otto tovaglioli nella stoffa identica a quella dei decori della tovaglia. Una meraviglia!
Nadir: in via Pasitea, un piccolissimo negozio di cose bellissime per l'abbigliamento e per la casa, tutte fatte a mano con infinita pazienza: una chicca da non perdere!

Copertina del libro Mercoledì 25 agosto 2010:
Lettura del libro "Cucinami" di Annamaria Tedesco (Castelvecchi 2009)

Il libro racconta le due grandi pulsioni della vita: l'amore e il cibo, entrambi legati alla pancia. E' un libro di pancia, come dice l'ignoto prefatore, perché parla di emozioni, di gioia, di dolore, di gusto.
Parla di gesti antichi delle donne, che di generazione in generazione si tramandano i segreti degli ingredienti e delle lavorazioni; parla della seduzione e del piacere: quello del cibo e quello sensuale del contatto, dell'incontro e dello scontro tra i corpi di due persone.
Il cibo, dice l'autrice, è sensualità, tenerezza, gioia, creazione, divertimento e rabbia. Esattamente come l'amore. Il cibo è anche stare insieme, perché non c'è niente di più triste che mangiare da soli.
Un libro di storie d'amore dentro un libro di ricette, sulla falsariga di quella casalinghitudine, qui con un connotato squisitamente meridionale, che trova il capostipite più illustre e ancora insuperato nell'omonimo libro di Clara Sereni: una autrice e una donna speciale che ho avuto il privilegio di conoscere e incontrare personalmente, anni addietro (Incontro con Clara Sereni).
Cominciato dal parrucchiere, nel tardo pomeriggio dopo il lavoro, e finito in una serata tranquillissima: cotto e mangiato, è proprio il caso di dire.

Locandina del film Giovedì 26 agosto 2010:
Visione del film "Le fate ignoranti" di Ferzan Ozpetek

Antonia e Massimo sono una coppia sulla quarantina che sembra aver avuto tutto dalla vita: bellezza, successo, denaro, e una quantità sufficiente di serenità e appagamento. Finché Massimo muore all’improvviso, travolto da un’auto mentre attraversa la strada, distratto da una chiamata al cellulare. Antonia piomba nello sconforto più nero e si chiude nel dolore per una perdita tanto improvvisa quanto inaspettata. Tra gli oggetti del marito ritirati dall’ufficio, la donna scopre un quadro con una dedica sibillina da parte di una “fata ignorante”: c’era dunque un’altra donna nella vita di Massimo. Messasi sulle tracce dell’amante clandestina, Antonia scopre che in realtà la fata ignorante è un uomo: un operaio che lavora ai mercati generali e che vive in una mansarda del Testaccio in compagnia di una variopinta “famiglia allargata” di omosessuali. La storia, delicata e accogliente, si fa leggere come il percorso di scoperta e maturazione personale che la donna compie all’interno di una verità sconosciuta, che le permette di superare il perimetro delle proprie convinzioni e adire ad una visione più ricca e aperta della vita. Quattro nastri d’argento meritatissimi; Serra Yilmaz semplicemente strepitosa.
La voce su Wikipedia

Edicola Venerdì 27 agosto 2010:
In edicola, dribblando rosari e richiami per gli uccelli

Questa sera, di ritorno dal lavoro, sono passata dall'edicola in centro a fare scorta di letture "superimpegnate" per il fine settimana: arredamento, bricolage, tutti i segreti del patchwork. Ovviamente non darò nessun seguito operativo ai consigli letti, ma sfogliare queste riviste mi rilassa più di un massaggio shatsu, e me la cavo con poco più di cinque euro.
Per raggiungere l'agognata meta dei femminili, devo dribblare cataste di rosari di Maria, e fare un percorso d'ardimento nella raccolta dei richiami degli uccelli, passando per tutti i segreti della caccia e della pesca. Per non parlare dei soldatini di piombo, dei galeoni da comporre a partire da diecimila pezzetti diversi. E che dire dei carrarmati della seconda guerra mondiale in versione Lilliput? E degli automezzi per lo scavo terra?
Da alcune settimane impazzano in tv le offerte lancio delle più improbabili raccolte a fascicoli settimanali. “Ma ci sarà qualcuno che se le compra, queste ciofeghe?”, mi ero domandata. Poi le vedo tutte lì, organizzate sul pavimento dell'edicola come i soldati di Wellington prima della battaglia.
Ma chi compra questa paccottiglia, poi che fa, affitta anche un appartamento apposta per lo stoccaggio? Cosa si può fare – con tutto il rispetto, s'intende – con le Madonnine di Lourdes, di Fatima e di Medjugorje? Tre possono stare su una mensolina, e possono anche avere il loro perché. Ma trenta? Trecento? Trecento Madonne, ma avete idea? Si può fare una stima di quanto costi tutto questo ciarpame per casa?
Trent'anni fa aveva un senso comprarsi "La divina Commedia" illustrata da Dorè a fascicoli settimanali, o la "Storia dell'arte" De Agostini: si trattava comunque di opere importanti, che all'epoca svolgevano un ruolo di promozione sociale e – sia pure a modo loro – sostenevano dignitosissimi percorsi personali di distinzione e buona volontà (per usare espressioni care all'illustre sociologo Bourdieu).
Ma oggi, i fischi della rondine a che servono? Se incontro il signor Hobby & Work per la strada, giuro che gli sputo in un occhio.
Lasciatemi inorridire. E per fortuna lo faccio in buona compagnia. Ecco le cose carine che ho trovato su internet:
http://farfintadiesseresani.blog-city.com/prolegomeni_a_unestetica_della_raccolta_a_fascicoli_settimanali.htm
http://blog.libero.it/satinerouge/2263202.html.

babà Questa sera ho deciso di cambiare nome a questo diario: da "Pensavo peggio" a "Bigiù e babà". Per i più curiosi, ho preparato anche una pagina di spiegazione su Perché "Pensavo peggio" ha cambiato nome.
Mi è cresciuto il desiderio, proprio in questi giorni, di togliere il riferimento negativo al "peggio", per allontanarlo definitivamente dall'orizzonte prospettico, e lasciare spazio all'attuale spirito del diario.
Il riferimento ai babà è sicuramente figlio della recente vacanza in Costiera Amalfitana, luogo dell'anima a cui io attribuisco la capacità segreta e magica di guarire da tutti i dolori. E poi i bijoux sono sempre stati una delle mie passioni, veri o falsi che siano. Scritta così, la parola francese acquisisce un mood partenopeo, e quindi si sposa perfettamente con babà. Tutt'e due insieme queste bellissime parole, che sarebbero perfette in un romanzo di Stefania Bertola, rappresentano il mio carattere più profondo: quello di una svizzera napoletana.
E per chi vuole festeggiare con me il cambio di nome, offro l'opportunità di visitare il sito ufficiale del babà: Il babà. Da non perdere.

copertina del libro Sabato 28 agosto 2010:
Lettura del libro “Un uomo purché sia” di Gianna Schelotto (Mondadori, 2009)

Giornata bella e lunga, in cui c'è spazio per tutto: dalla cura del giardino al riposo, dalla lettura di un buon libro alla programmazione del lavoro per la prossima settimana.
Il libro scelto oggi, che mi sciroppo in un paio d'ore d’ozio assoluto sul divano, è di Gianna Schelotto, famosa psicoterapeuta che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, in occasione di un evento organizzato ormai tanti anni fa alla biblioteca di Empoli (vedi).
Ho letto quasi tutti i suoi libri, che non sono pochi, perché ho sempre apprezzato il suo stile composto e accurato, la sua scelta professionale di affrontare temi complicati in modo semplice, ma mai semplicistico. Anche questa volta la Schelotto conferma la sua abilità divulgativa, presentando il tema della "bulimia sentimentale" delle donne attraverso la chiave della narrazione di storie vere.
Nessuna concessione ai luoghi comuni, ma grande rispetto nel trattare un tema estremamente complesso, che non si esaurisce nell'ambito di riferimento delle nevrosi individuali, ma fa entrare in gioco le sfide collettive (e perciò culturali e politiche, prima ancora che psicologiche) nei confronti di cambiamenti sociali che non sono andati di pari passo con i modi di alimentazione della autostima femminile.
Le donne oggi sono in possesso di tutti gli strumenti intellettuali, morali, economici ed affettivi per vivere una vita piena, pur senza stare accanto ad un uomo. La mancanza di un compagno (amante, fidanzato, marito) è però avvertita da alcune come una dolorosa mutilazione, che non può essere risarcita dai successi lavorativi o da altre situazioni gratificanti vissute nei diversi contesti di relazione e di espressione.
Da qui l'esigenza incomprimibile (quasi "bulimica", appunto) di trovare un uomo, quale che sia, anche il più distante dai propri reali bisogni, a cui affidare il compito di puntellare l'identità vacillante, alimentare l'autostima e riempire un vuoto che da sole non sono state capaci di colmare.
La Schelotto parla di veri e propri malesseri di genere, con una cifra collettiva ben diversa dai disturbi individuali, richiamandosi agli studi di Louise J. Kaplan, che appunto ha paragonato la bulimia di chi mangia non per appetito, golosità o gusto, ma per saziare un feroce senso di vuoto, all'atteggiamento di chi vuole stare accanto ad un uomo non per simpatia, attrazione sessuale o amore, ma per convincersi di valere qualcosa.
In questi progetti sentimentali chiaramente destinati al fallimento, le donne protagoniste delle storie raccontate dalla Schelotto mostrano di non saper usare la solitudine come risorsa e di non riuscire a sentirsi in salvo senza il sostegno di chi è capitato sulla loro strada: poveri cristi magari del tutto inadeguati, che però se ne andranno prima o poi, lasciandole più sole e più frustrate di prima, se non altro perché le ferite dell'abbandono saranno state causate da persone ritenute immeritevoli.
Estremamente potente la chiave di lettura "femminista" che la Schelotto offre di questo fenomeno: come pesci senza la bicicletta, le donne non hanno bisogno di un uomo che le ami, ma hanno bisogno di amare se stesse. Quando avranno cominciato ad amare se stesse, qualcuno le seguirà.
Intervista a Gianna Schelotto sul libro
La scheda su Wikipedia
Le mie recensioni on line: | E io tra di voi | Distacchi e altri addii | Per il tuo bene | Ti ricordi, papà? |

Buon anno! Domenica 29 agosto 2010:
Se l'anno solare comincia il 1° gennaio, l'anno dell'anima comincia sicuramente alla fine di agosto

L'inizio d'anno dovrebbe essere collocato non tra dicembre e gennaio, ma tra agosto e settembre. E' proprio in questi giorni, infatti, che prevale in molti di noi la sensazione di "ricominciare" dopo la pausa. E' questo il momento dei nuovi obiettivi e delle nuove promesse; delle speranze e dei desideri di cambiamento e di innovazione. La fiducia tocca il suo punto più alto, grazie alla carica di energia incamerata con il sole, con l'aria respirata a pieni polmoni, con il riposo.
E' il momento di piccoli gesti simbolici in grado di accompagnare e sostenere l'attitudine ad accogliere con calore e nuova energia il ritorno alla routine, regalando alla quotidianità qualcosa di nuovo.
In questo spirito, metto subito in uso alcune delle belle cose che ho comprato a Positano e ad Amalfi: la nuova tovaglia con i decori marini, le nuove presine patchwork per la cucina, una nuova borsa per andare al lavoro.
Anche per chi, come me, ha già ripreso il lavoro, l'estate "del cuore", più che quella "del clima", termina proprio oggi, l'ultimo giorno dell'anno "vecchio".
Anche la casa è di nuovo a posto, linda e pinta: frigo di nuovo pieno, frutta e verdura fresca, valigie riposte fino al prossimo viaggio (peraltro vicinissimo!), biancheria lavata e stirata, vestiti al profumo di sapone di Marsiglia di nuovo negli armadi. Tutto è pronto, dunque, per una bella ripartenza.
Oggi è un giorno di riposo ma anche di meditazione sui nuovi obiettivi di vita e di lavoro, nonché di definizione delle modalità per raggiungerli. Domandarsi dove indirizzare il tempo, i soldi, la testa e il cuore non è azione da poco, da lasciare nelle mani del caso. Navigare a vista non è l'unico modo per condurre la propria vita.
Focalizzare l'attenzione sul presente, per progettare i passi da compiere verso nuove mète, è l'unico modo che conosco per permettere al mio destino di compiersi secondo le modalità che mi sono più congeniali. Lui, il mio destino, sa già da solo ciò che deve fare, per carità; ma un aiutino da parte mia non guasta, ne sono certa.
Dunque, oggi spazio alle To do list: David Allen approverebbe! Mi fa piacere richiamare qui l'autorevole parere di un intellettuale del calibro di Goffredo Fofi: sull'Unità di qualche giorno fa, infatti, scriveva: Il nuovo anno? A settembre. A tutti quelli che, come me, pensano che l'anno cominci a settembre: Auguri!

immagine della serata Lunedì 30 agosto 2010:
Ultima "notturna" alla San Giorgio a ritmo di rock

Ultimo appuntamento della San Giorgio con le aperture straordinarie notturne. Questa sera è la volta della musica rock e dei giovani dei Piloti del caos, con la loro voglia di "fare casino" (in senso buono!) in un luogo che la tradizione ci ha abituati ad associare stabilmente al silenzio e alla meditazione. Ma, si sa, la San Giorgio è diversa. Di una diversità che la rende uno straordinario laboratorio per esperimenti culturali e sociali.
Lavorare qui è una opportunità di cui sono grata a me prima di tutto (perché sono brava e me lo sono meritato!) e poi anche al cielo che ha messo tutti i pianeti in fila perché ciò succedesse al momento opportuno.
Il tempo lungo di oggi mi permette di riprendere le fila delle diverse faccende lasciate in letargo prima delle ferie.
Da oggi non si scherza più: tutto riparte a ritmo indiavolato, e non ci sarà più tempo nemmeno per un caffè veloce a metà mattina.
Le previsioni lavorative su settembre annunciano samba e rumba per tutto il mese: tantissimi i progetti da mandare avanti, importanti le scadenze di bilancio, numerosi gli impegni esterni. Arrivare presto e andar via tardi saranno le tecniche che troveranno ampia applicazione durante queste settimane di ripresa. Nessun risparmio sulle energie, ma sono felice così: di questo lavoro a Pistoia posso dire, citando Jovanotti, che riesce a render la fatica un immenso piacere.

Seal Martedì 31 agosto 2010:
In viaggio con la musica di Seal

Oggi ho desiderato che le distanze tra casa e Pistoia si moltiplicassero a dismisura, per potermi godere un viaggio in auto non limitato a poco più di un'oretta, ma dilatato quasi all'infinito.
Ciò che ha reso particolarmente gradevole guidare è stata la musica di Seal, che mi ha accompagnato con le note di Soul.
La voce di questo artista inglese è capace di far schiudere i fiori in giardino. Grande eleganza, ma nel contempo sensualità e calore in un mix del tutto unico. I brani di questo album, poi, hanno un effetto moltiplicatore della qualità finale, giacché si tratta di brani "immortali": grandi successi del passato più o meno lontano, firmati da autori di caratura straordinaria.
Brividi a fior di pelle per l'interpretazione del "mio" If you don't know me by now: se dell'originale dei Simply Red mi ero innamorata da subito, per questa interpretazione posso solo usare la parola PASSIONE scritta in tutti i colori del rosso.
E se non vi fidate del mio gusto, provate con questa recensione:
http://www.fullsong.it/recensioni/rb-soul/seal-recensione-di-soul/7-38-71-1.html
E' quasi incredibile, ma Seal con la bella moglie Heidi era a Positano, a passeggio in via Pasitea, proprio mentre c'ero anch'io, ma forse ero troppo occupata con lo shopping per scoprirlo. Lo dice Positano News!
Se non ho avuto modo di incontrare lui, ho però incontrato la sua musica, e questa volta non mi lascio distrarre dallo shopping: anzi, lo shopping è stato provvidenziale, perché nel super-pacco di IBS di questa settimana c'è anche un altro suo album doppio, che mi godrò nei prossimi giorni. Ah, che invenzione IBS!

Locandina del film Mercoledì 1 settembre 2010:
Visione del film "Saturno contro", di Ferzan Ozpetek

Continua la saga serale in onore di Ozpetek, e dei suoi attori preferiti: Margherita Buy, Stefano Accorsi, la grandissima Serra Yilmaz, già incontrati ne "Le fate ignoranti". La storia, di amore e morte, è autenticamente ozpetekiana. Ci ritroviamo gli elementi più cari al regista turco-romano, come l'amore libero dalle standardizzazioni, il tradimento, e soprattutto la forza straordinaria del gruppo: una "noità" che permette ai singoli e alle coppie della storia di sentirsi più forti, di acquisire una solidità maggiore, di esprimersi con autenticità, sapendo che ci sarà sempre qualcuno pronto a correre in aiuto.
I membri del gruppo compongono una famiglia allargata che avvolge, protegge e fa crescere più della coppia ordinaria, più della famiglia normale.
Quando uno dei protagonisti muore all'improvviso, il gruppo si stringe e si compatta attorno al partner rimasto da solo.
Pierfrancesco Favino conferma le sue doti, Ennio Fantastichini è davvero bravo; ma un hurrà speciale va ad Ambra Angiolini (chi l'avrebbe mai detto fosse stata capace di fare qualcosa?).
Il sito ufficiale del film: http://www.saturnocontro.com/
La voce di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Saturno_contro
Una bella recensione al film: http://nuke.alkemia.com/VistiperVoi/SaturnoContro/tabid/382/Default.aspx.

copertina del libro Giovedì 2 settembre 2010:
Lettura (si fa per dire...) del libro "Nessuna è perfetta" di Giuliana Maldini

Alla Cartolibreria San Giorgio durante uno dei lunedì sera di apertura straordinaria d'agosto, ho comprato un librettino che mi aveva subito conquistato dal titolo: "Nessuna è perfetta". Con queste premesse, ditemi voi come facevo a non comprarlo.
Stasera me lo sono letto tutto d'un fiato, subito dopo essere tornata a casa dopo una giornata che oserei definire da salto mortale triplo carpiato. L'effetto è stato quello di un wodka lemon, con molta wodka e poco lemon: ma per fortuna lo sballo è stato rigorosamente analcolico!
Non conoscevo la sua autrice: Giuliana Maldini, una disegnatrice satirica "femminista" (si potrà dire?) con la fissa sui gatti (e questo me la fa piacere ancora di più).
Le vignette raccolte nel libretto sono esilaranti: tutte da piangerci sopra tanto sono vere, verissime, stra-vere. Noi donne siamo proprio delle coglione, e la Maldini ci ritrae nei momenti in cui esercitiamo questa competenza a livelli d'eccellenza: quando vorremmo essere diverse da quello che siamo (impossibile), quando vorremmo che gli uomini fossero diversi da quello che sono (impossibilissimo), quando facciamo shopping e poi ci pentiamo di avere fatto shopping (ossignore)...
Una breve scheda sulla Maldini: http://www.lfb.it/fff/umor/aut/m/maldini.htm, che è anche pittrice e scultrice di fama internazionale. La sua "mucca" alla Cowparade 2010 di Roma è strepitosa!

Negli ultimi tempi mi sono dedicata a letture decisamente easy. Devo leggere roba un po' più impegnata, più triste, più difficile, più complessa... Altrimenti mi rovino la reputazione, e passo da signora dai gusti letterari discutibili. E cominciano a sparlare di me. E poi non mi invitano più nelle giurie dei concorsi di narrativa.
Vabbene vabbene vabbene: appena posso prendo in prestito alla San Giorgio un bel tomo di stechiometria, e pareggio la partita. Sì, decisamente un’ottima scelta. Brava. Voglio vedere se qualcuno si mette a dire che la stechiometria non è roba seria. Nessuno oserebbe neppure sorridere a proposito dei rapporti molari con cui le sostanze chimiche reagiscono. Nel frattempo, col mio bel tomo sottobraccio, in bella vista come fosse una Kelly di Hermès, mi aggirerò nella Galleria centrale della San Giorgio con aria compunta e focalizzata, aspettando che sia disponibile per il prestito "I love mini-shopping" della Kinsella, per potermi rifare la bocca.

Uscire dal guscio Venerdì 3 settembre 2010:
Seminario di aggiornamento sul selfmarketing

Giornata bolognese dedicata all'autoformazione personale e professionale sul tema del marketing applicato alla persona, sia sul fronte della attività professionale, sia su quello delle scelte più squisitamente private.
In effetti, sia quando esercitiamo il nostro lavoro, sia quando operiamo nelle relazioni personali, siamo sempre "interi", non divisibili in parti ermeticamente staccate. Al contrario, specie per chi come me ha la fortuna (e il merito!) di fare un lavoro-non lavoro, fortemente legato alla passione, alla creatività, all'espressività personale, non esiste affatto alcun confine tra vita privata e lavoro.
Questo non vuol certo dire, banalmente, andare dal parrucchiere in orario d'ufficio o passare le domeniche pomeriggio a liquidare fatture: è evidente! La nostra "interezza" riguarda gli atteggiamenti, i comportamenti, gli approcci, le credenze. Intervenire positivamente nel "guarire" una credenza limitante, rimuovendola con un intervento di ristrutturazione, ci potrà permettere di trarre benefici non soltanto in quell'area della vita nella quale ha avuto finora gli effetti più significativi, ma anche in tutti gli altri ambiti del nostro "stare nel mondo".
In tal senso, posso dire che una giornata del genere ha arricchito il mio strumentario di interpretazione della realtà, rafforzandomi sui diversi fronti in misura uniforme.
Il docente, Alessandro Ferrari, è stato capace di coinvolgere i presenti in un intenso percorso di approfondimento, punteggiato da alcune buone letture di corredo, nell'intento di fornire una sorta di road map delle azioni e delle scelte da mettere in campo, qui ed ora, per rimuovere gli ostacoli ad un pieno dispiegamento delle potenzialità personali. Ho particolarmente apprezzato i richiami (inequivocabili, chiarissimi e ripetuti) alla dimensione "etica" nell'impiego di questi strumenti: non si tratta di manipolare gli altri, ingannarli, vender loro un prodotto scadente in un packaging scintillante: si tratta, invece, molto più propriamente, di riallineare tra loro "far bene" e "farlo sapere", portando in equilibrio i nostri talenti con la nostra attitudine complessiva a metterli in gioco nei diversi contesti nei quali veniamo ad operare.

Due cuori e una biblioteca Sabato 4 settembre 2010:
Due cuori e una biblioteca... e serata a tutta pizza con Dy!

Sabato lavorativo lungo, per recuperare la giornata di ieri trascorsa fuori sede: fervono proprio in questo periodo i controlli di bilancio, e l'esigenza che tutto sia a posto nei conti si materializza nel controllo periodico, in programma per martedì prossimo.
Tra telefonate, verifiche, e-mail, riunioni e contatti vari, pareggio il non fatto di ieri, evitando che il blob delle cose ancora da fare non assuma le dimensioni di un mostro inquietante.
Alle quattro del pomeriggio, vado al Villone Puccini, dove si celebra il matrimonio di Simona e Iacopo, una coppia di pistoiesi che ha fatto una scelta originale ed importante: una lista di nozze composta solo di libri da regalare alla Biblioteca San Giorgio. Per Iacopo e Simona, appassionati lettori, era importante condividere la gioia del momento con l'intera comunità pistoiese, e non soltanto con la famiglia e gli amici più cari.
Di questo grande gesto, che abbiamo tutti apprezzato, si è parlato moltissimo sui giornali e sui siti dedicati al matrimonio. Ecco qui un piccolo assaggio:
Articolo su La nazione
Articolo su La repubblica
Articolo su Donna moderna
Articolo su Il corriere fiorentino
Articolo su Il tirreno.
E' venuta anche Rai Tre a fare un servizio alla San Giorgio, e io mi sono "beccata" una seconda apparizione in video, a distanza di una settimana da quella sul prestito degli occhiali da vista.
Mi sono molto commossa durante la cerimonia: condividere la gioia di queste persone è stato per me un privilegio.
Dy e Stelluz Sabato sera a casa di Patrizia: cibo buonissimo e risate a volontà. C'è anche Dy, la mia amica di sempre, con al seguito il marito ed il figlio che ora è un giovanotto bellissimo e che io ho conosciuto quando si faceva la pipì addosso e ancora non parlava.
Ho incontrato Dy nel 1988, su un autobus della CAP, nel tratto tra Tavarnuzze e Impruneta. Lei faceva l'insegnante di sostegno alla scuola media, io andavo a lavorare in biblioteca. Un discorso oggi, uno domani. Poi cominciò a venire in biblioteca con il bambino che assisteva, e da lì è nata una amicizia che ha resistito alla pioggia e al vento, e che si è fatta un baffo degli anni che passano.
Siamo state vicine nei momenti di maggiore sconforto, quando abbiamo perso le persone care, quando siamo state tradite dalla vita. Siamo state vicine in tanti momenti divertenti: quando, tutte rimpicchiettate, io mi sposavo e lei faceva l'invitata, quando lei ha fatto il festone dei cinquanta e l'invitata ero io. Siamo state assieme in una vacanza indimenticabile a Praga, dove io ho retto la pipì da Venezia a Praga perché non mi fidavo dei bagni dei vagoni cuccetta.
Ci vediamo di rado, perché siamo lontane e perché ognuna di noi ha i propri casini a cui far fronte. Ma ci bastano tre minuti per rimetterci in pari. Una parola, e subito risintonizziamo il flusso delle chiacchiere. Siamo una compagnia di mutuo aiuto a distanza: ci diamo sempre sostegno, e anche quando non ce lo diciamo, sappiamo sempre che l'una è dalla parte dell'altra, persino quando abbiamo torto marcio.
Insieme abbiamo condiviso, in anni ormai lontanissimi, l'incredibile avventura della seconda laurea: entrambe lavoravamo sodo, lei aveva pure una famiglia da mandare avanti. Ma non ci fermavamo davanti a niente: ricordo perfettamente i suoi brodini fatti col dado Star e serviti nelle scodelline di plastica, perché ogni minuto doveva essere dedicato a studiare, a ripetere assieme, a sviscerare i concetti che non avevamo capito.
Sono passati quasi vent'anni da quando studiavamo assieme. Abbiamo cambiato case, mariti, taglie, lavori; abbiamo finito di pagare mutui e ne abbiamo accesi altri; abbiamo chiuso con certe amicizie e abbiamo conosciuto nuove persone. Ma per me Dy è sempre la stessa, così come Dy riserva sempre un posticino speciale nel cuore per la sua Stellùz.

copertina del libro Domenica 5 settembre 2010:
Niente Sarzana, con un raffreddore così meglio rimanere a casa!

Oggi avevo previsto di andare a Sarzana, per visitare il Festival della mente, ma ho preferito rimanere a casa, per una indisposizione fisica che ieri sera mi ha costretto a ricorrere alla Tachipirina pur di non perdere la cena con Dy. La febbre è passata, ma ho consumato una intera scatola maxi di “Tempo”; gli starnuti continui e gli occhi lacrimanti mi collocano oggi a distanza cospicua dal concetto di leggiadra signora dedita alle attività intellettuali. Peccato, perché ci tenevo molto a vedere Giulia Cogoli in azione durante il suo festival più importante, dopo avere collaborato con lei per Dialoghi sull'uomo a Pistoia, ma quando il corpo manda messaggi così chiari, bisogna avere la modestia e l'intelligenza di ascoltarli. Sarà per l’anno prossimo, dunque.
Sono rimasta tutto il giorno a casa, ad un livello energetico di mera ricarica, accettando di uscire solo per la consueta cena della domenica in famiglia. Oggi, poi, il mio babbo avrebbe compiuto 85 anni, se fosse stato ancora qui: un motivo in più per stare vicina ai miei cari.
Trovo comunque la forza di leggere, portando a termine "La compagna di scuola" di Madeleine Wickham, la scrittrice inglese più conosciuta con lo pseudonimo di Sophie Kinsella (sì, quella dello shopping!). Il romanzo, scritto quando l'autrice non era ancora diventata miliardaria con la sua Becky, è ben scritto e ben tradotto (come tutte le sue opere), e racconta una storia che si fa leggere volentieri.
Protagoniste tre amiche per la pelle, Maggie, Candice e Roxanne, che lavorano nella redazione di una rivista, e che fuori dal lavoro hanno creato un loro rituale, incontrandosi una volta al mese in un certo pub, dove si strafanno di cocktails, danno sfogo alle confidenze e spettegolano sul mondo.
Durante uno di questi incontri, Candice riconosce nella cameriera che le serve al tavolo una vecchia compagna di scuola, Heather, di cui aveva perso le tracce quando la famiglia di lei all'improvviso aveva dovuto cambiare vita a seguito di un tracollo finanziario. Solo tempo dopo Candice avrebbe saputo che cos'era successo davvero a quella famiglia, e alle tante altre famiglie che suo padre – sì, proprio suo padre – aveva rovinato a causa di speculazioni finanziarie maldestre.
Candice, che non ha mai superato i sensi di colpa per le azioni truffaldine del genitore, non esita un attimo a farsi paladina della compagna ritrovata: la propone per un buon lavoro in redazione, le offre di vivere a casa sua per risparmiare sull'affitto, la sostiene economicamente, la fa diventare la sua migliore amica, fino al punto di rompere con Maggie e Roxanne, che non si fidano della nuova venuta.
Heather tesse la sua ragnatela mortale attorno a Candice, dando esecuzione ad un progetto di vendetta covato da tempo: Candice rimane senza lavoro, senza amiche, senza più nulla. Solo la solidarietà delle vecchie Maggie e Roxanne potrà permetterle di riportare equilibrio nella sua vita, smantellare il disegno perverso di Heather e recuperare il proprio posto di lavoro.
Sullo sfondo, le vicende parallele delle altre due protagoniste, ciascuna alle prese con le proprie sfide: Roxanne con un amore impossibile, interrotto dalla morte improvvisa di lui, Maggie con la paura di una maternità vissuta all'insegna dell'arduo obiettivo di conservarsi intera senza perdersi nelle esigenze infinite di un esserino urlante.
Il primo capitolo da leggere su internet: http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880459535.

Pensilina della Stazione di Firenze Lunedì 6 settembre 2010:
Feng shui alla Stazione di Firenze

Ero stata a Firenze l'ultima volta ai primi d'agosto, poi la lontananza dalla Toscana durante le ferie mi ha lasciato all'oscuro di una strabiliante novità che mi ero persa del tutto, e che Firenze mi ha regalato oggi, appena uscita dalla stazione: l'orrenda pensilina non c'è più!
Esco e vedo tutto libero, luminoso, pulito! Che meraviglia! La pensilina ideata dall'architetto Giuliano Toraldo di Francia in occasione dei mondiali di calcio del Novanta è stata abbattuta come si fa con gli eco-mostri. Un mostro era davvero: del tutto fuori stile rispetto alla stazione, capace di rendere scuro e buio tutto l'intorno della stazione. Vent'anni di mancata manutenzione avevano poi fatto il resto: e lasciamo stare.
Ora è di nuovo perfettamente visibile la bella linea della stazione del Michelucci: una vera meraviglia. Un vero bigiù che non potevo certo non inserire. E bravo Renzi.
L'articolo su La nazione

Locandina del film Di sera, al termine di una giornata davvero luuuuuuunga, mi regalo uno dei miei "Repetita iuvant" cinematografici. Guardo di nuovo un film che mi era molto piaciuto "in prima visione", con la consapevolezza che - se proprio la stanchezza vince la partita - fare un sonnellino non è poi così grave, visto che più o meno gli elementi di base me li ricordo.
Si tratta di “Elling” di Petter Naess, che ha sfiorato l'Oscar 2002 come miglior film straniero: anche questa volta confermo la bella sensazione che mi aveva accompagnato la prima volta, soprattutto per la delicatezza compositiva dell'opera. Certo, a noi Italiani una storia del genere rischia di apparire troppo "ottimista", perché ci dimentichiamo che la Norvegia è un paese gentile e composto, non un paese scorbutico e sbrindellato come l'Italia.
A quarant'anni suonati Elling ha vissuto solo con mammina, che ha risposto per lui al telefono, si è premurata di non farlo mai uscire di casa ed ha pensato a tutto purché non si contaminasse col mondo esterno. Morta la donna, il "cocco di mamma" viene portato di peso in una struttura psichiatrica, nel tentativo di reinserirlo nella vita sociale. Qui costruisce una forte alleanza con il compagno di stanza Kjell Bjarne, un omone grande e grosso ma sempliciotto, con la fissa del cibo e delle donne. Dopo due anni di internamento, gli illuminati servizi sociali norvegesi impongono a Elling e a Kjell Bjarne di uscire dall'istituto e provare a vivere una vita autonoma in un appartamento nel centro di Oslo: qui debbono imparare a rispondere al telefono, uscire di casa, fare la spesa, andare a mangiare fuori. Tutti compiti estremamente sfidanti per i due ex degenti, sempre alle prese con le proprie fobie. Dicono del telefono: "Non è naturale parlare in un affare di plastica con qualcuno che neppure vedi". Sono a disagio nell'uscire di casa: "Che senso ha avere un appartamento se poi bisogna uscirne in continuazione?".
Grazie al sostegno di un ruvidissimo ma efficace assistente sociale, i due uomini saranno capaci di costruirsi una vita "normale": Elling scoprirà la sua vena poetica, scrivendo versi che poi nasconderà nelle scatole di crauti al supermercato, Kjell Bjarne si innamorerà della donna incinta del piano di sopra, fino ad assumere il ruolo di padre del bambino.
Entrambi diventeranno amici inseparabili di Alfons, un affermato membro dell'intellettualità norvegese: un poeta rimasto solo dopo la morte della moglie.
Diventare normali è l’obiettivo straordinario che i due protagonisti si propongono di perseguire. Il loro successo, mi pare di poter interpretare, sta nel fatto di riuscirci, conservando intatta, però, la loro meravigliosa diversità.
Recensione di Film Up

posate d'argento Martedì 7 settembre 2010:
Le posate d'argento "a tutti i giorni"

Un paio d'anni fa ebbi modo di acquistare un servizio di posate in argento da 12 persone: da tanti anni inseguivo questo sogno, che però non mi ero mai decisa a concretizzare.
Le posate sono bellissime: hanno una foggia classica, i rebbi delle forchette sono lunghi ed eleganti; l'effetto lussureggiante è garantito dagli oltre tre chili di argento massiccio, che fanno il loro bravo lavoro, in sinergica collaborazione con la legge di gravità.
Le ho usate poco finora, riservandole ad alcune cene "importanti", nelle quali mi ha fatto piacere tirar fuori dalla credenza i piatti della festa e i sottopiatti eleganti.
Già l'anno scorso decisi di utilizzare tutti i giorni uno dei "servizi buoni" (avrebbe detto la mia nonna), nella consapevolezza che la scorta di piatti bellissimi ancora disponibile, pur dopo tanti anni, dai regali delle prime nozze mi avrebbe comunque messo al riparo da nuovi acquisti per anni e anni a venire.
In realtà, oltre all'efficientismo di chi desidera usare ciò che possiede, piuttosto che lasciarlo inutilizzato, ha prevalso fin da allora la forte consapevolezza che non esiste una differenza tra i momenti importanti e i momenti qualunque. Ho maturato l'idea che il giorno più importante della nostra vita non sia quello in cui ci siamo sposati, ci siamo laureati o abbiamo vinto alla lotteria (fate voi), ma sia sempre quello che stiamo vivendo, anche quando c'è di mezzo un maldidenti, abbiamo battibeccato con un energumeno al parcheggio della Coop o si è rotto il tacco mentre stavamo correndo per salire sull'autobus.
Se è vero che la quotidianità non è una sequenza serena di vicende sempre gradevoli che ci vedono squisiti protagonisti, è altrettanto vero che solo nella quotidianità abbiamo modo di fare la nostra differenza, accudire la nostra anima perché si riconosca nel nostro corpo e ringrazi il cielo di essere in nostra compagnia, almeno per un altro po'.
Ed è in questa quotidianità, imperfetta e sempre in bilico, che entrano in gioco le posate d'argento. "A tutti i giorni", appunto, come si usa dire da queste parti, con espressione popolare: tolte dalla scatola che le proteggeva, con la carta velina, e trasferite nel portaposate per essere utilizzate ad ogni cena. Senza noncuranza e senza fretta: perché la cena di tutte le sere non è un adempimento alimentare da gestire in fretta e senza cuore, magari in silenzio davanti alla tv accesa (ohibò), ma è un rito di condivisione e ringraziamento per la giornata trascorsa: un momento di cura familiare, di antico accudimento e di attenzioni per se stessi (quando si è soli) e per gli altri (quando si è in compagnia).

locandina del film Mercoledì 8 settembre 2010:
Visione del film "Cambia la tua vita con un click" di Frank Coraci

Avevo trovato citato il titolo di questo film in un libro "serio", e mi ci è voluto un niente per cadere nella trappola della curiosità. Ho preso in prestito il DVD alla San Giorgio e via a guardarlo. Il film è una robina leggera leggera, tipo un caffè d'orzo parecchio allungato con l'acqua tiepida: male non fa, ma non lascia in bocca nessun gusto. Ma proprio niente niente.
Come abbia fatto a ottenere la nomination all'Oscar, lo sa solo l'Angelo della morte, che è una delle figure più riuscite del film. Forse perché interpretata da Christopher Walken, che di tutto il cast è l'unico vero attore. Gli altri o sono parodie di se stessi, come un Fonzie invecchiato (Henry Winkler) e un imbolsito Mitch di Supercar (David Hasselhoff), o sono bamboccioni di gomma, come lo stesso protagonista Adam Sandler, che dio ce ne scampi e liberi. E allora perché mi sono guardata 'sta ciofega, direte voi? E' l'argomento ad essere decisamente intrigante: ecco perché.
Il sogno di sempre: riuscire ad essere protagonista della propria vita, addirittura fino a poterla manipolare, andando avanti e indietro nel tempo, saltando le parti noiose, faticose, brutte e troppo impegnative. Arrivando subito a cogliere i risultati, senza dover pagare il dazio necessario a raggiungerli.
Arrivando a destinazione, cancellando tutto il viaggio.
Strumento d'attuazione del sogno, un telecomando magico, che il protagonista spinge per mandare avanti il film della sua vita e godersi il seguito, per poi scoprire che le cose non sono andate come avrebbe voluto, e che indietro si può tornare, ma solo per rivedere cos'è successo, non per correggere i propri errori. Così scopre, nel sogno, di aver anteposto il lavoro alla moglie, che l'ha lasciato, e ai figli, che non ha visto crescere; di non poter più trascorrere il tempo con suo padre, che se n'è andato per sempre.
La commedia, poverina, non ce la fa ad offrire una chiave di lettura capace di andare oltre la rassicurazione disneyana: fermi tutti, stavo sognando, adesso vado a casa dove stanno tutti bene e dedico tanto tempo alla famiglia e meno al lavoro!
Ma mentre rimetto il DVD nella custodia, borbottando un "mah" poco convinto, mi persuado sempre di più del valore della ricetta opposta alla logica del telecomando: il buono sta più nel viaggio che nella destinazione.
Le parti noiose hanno la loro funzione nella nostra storia, e saltarle a pie' pari ci fa perdere di spessore e di autenticità. Altrimenti rischiamo di credere che la vita vera cominci quando si è arrivati a quell'obiettivo a cui tutto sacrifichiamo (una promozione, il matrimonio, la fine del mutuo, fate voi), laddove invece la vita vera è già in onda, mentre noi stiamo lì a proiettarci verso una mèta destinata tragicamente a spostarsi. Questione di atteggiamenti.
Voce su Wikipedia
Recensioni varie

Locandina del film Giovedì 9 settembre 2010:
Visione del film “Mio fratello è figlio unico” di Daniele Luchetti

Ispirato al libro “Il fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, il film di Luchetti racconta la storia di due fratelli, Accio (Elio Germano) e Manrico (Riccardo Scamarcio), diversissimi ma entrambi sbagliati: l'uno fascista, l'altro comunista; l'uno imbranato con le donne, l'altro capace di farle innamorare tutte; l'uno intenzionato a farsi prete pur di studiare latino, ma poi finito a geometri, l'altro partito come operaio in fabbrica ma poi ammazzato dalla polizia, perché terrorista.
La vicenda dei due fratelli, legati da un odio-amore segnato da calci, pugni e abbracci, si snoda tra il 1962 e il 1975, raccontando in controluce la storia d'Italia tra il boom economico, il Sessantotto e il terrorismo. Il racconto però è sempre intimo e giocato sul piano delle emozioni dei protagonisti, avendo il regista esplicitamente rinunciato all'affresco d’epoca.
Molto bravi Angela Finocchiaro nel ruolo della madre dei due fratelli, Alba Rohrwacher nel ruolo della sorella, e strepitoso Luca Zingaretti nel ruolo di Mario, il venditore ambulante di biancheria che fa da pigmalione al giovane Accio, instillandogli i valori del fascismo. Delizioso anche il cameo di Ascanio Celestini, che interpreta un prete nel seminario dove Accio ha tentato di studiare il latino, per poi scoprire che la sua presunta vocazione religiosa era troppo facilmente messa alla prova da una fotografia peraltro castigatissima della procace Marisa Allasio.
Il titolo del film riprende un verso di una bellissima canzone di Rino Gaetano.
La voce su Wikipedia

Toskanischer Markt Venerdì 10 settembre 2010:
Da Pistoia a Reutlingen

Parto dall'aeroporto di Peretola per raggiungere Stoccarda a metà pomeriggio, e da lì un'auto della efficiente organizzazione tedesca che si occupa di turismo e marketing territoriale mi porta a Reutlingen, dove mi attende il resto della delegazione italiana presente al Toskanischer Markt: nella bella cittadina del Baden-Wuttemberg una ventina di aziende dell'artigianato artistico e dell'enogastronomia tradizionale di Pistoia e dintorni promuovono i propri prodotti, e, tramite essi, l'immagine di Pistoia e della Toscana.
E' la prima volta che partecipo a questo evento, che si ripete ormai da 6 anni, coinvolgendo non soltanto le realtà economiche pistoiesi, ma anche quelle più squisitamente artistiche e culturali.
La città è deliziosa, con le sue casettine dai tetti a punta, che sembrano uscite da una fiaba dei Fratelli Grimm. Tutto è lindo e pinto, come si addice alla tradizione tedesca. Fiori dappertutto. In centro è tutto un pullulare di mercatini, con la gente che si attarda nei caffè all'aperto, complice un tempo splendido.
Il programma di lavoro è fitto: c'è poco spazio per fare turismo! Il primo appuntamento importante è con la direttrice della Stadtbibliothek: la biblioteca è funzionale, grande e piena di vita. Non è bella come quella di Pistoia (e d'altronde mica è facile essere più belle della biblioteca di Pistoia), ed ha un orario di apertura al pubblico più ridotto: lunedì chiusura totale, come alla domenica, e sabato tutti a casa alle 13, perché la famiglia è sacra e tutti se ne stanno a casa loro. Il budget e il personale sono esattamente il doppio della San Giorgio. Ma quando mi dice il numero dei prestiti, mi devo tenere salda ad una colonna: un milione e mezzo l'anno.
Alle otto incontro ufficiale della delegazione con gli ospiti tedeschi allo Spitalhof: un simpatico aperitivo in compagnia, per concludere la serata.

Reutlingen Sabato 11 settembre 2010:
A Reutlingen batte il cuore di Pistoia

Giornata intensissima di lavoro, cominciata con l'incontro ufficiale con i dirigenti del Museo cittadino: l'opportunità dell'incontro, volto a verificare le ipotesi di future collaborazioni, ci permette di godere di una visita guidata "personalizzata" del direttore alle raccolte del museo.
Al termine dell'incontro, rimane un po' di tempo prezioso da dedicare ad una visita turistica nel centro storico di Reutlingen, grazie alla collaborazione dell'Associazione italo-tedesca Stammtisch di Pistoia. Nel centro città, scopro in particolare la strada più stretta del mondo: 31 centrimetri di larghezza, certificati nel Guinness dei Primati.
C'è il mercato settimanale della frutta e della verdura, c'è la festa della vendemmia e del vino: tantissime le bancherelle colorate, piene di colori e profumi. Tutti portano con sé un cestino di vimini per gli acquisti: una abitudine del tutto sconosciuta dalle nostre parti.
Al pomeriggio grande afflusso alla sala dove le signore del Museo del Ricamo di Pistoia hanno allestito alcune bacheche espositive con le opere del loro artigianato: alcune signore tedesche sono state coinvolte in un laboratorio "in diretta", nel quale hanno appreso i segreti dei punti pistoiesi.
Alle 18 inaugurazione della mostra di tre artiste pistoiesi alla Volkhochschule, seguita da un bello spettacolo del Coro Città di Pistoia, che propone un repertorio estremamente gradevole, in grado di spaziare dalle canzoni tradizionali toscane agli spirituals.

volo da Stoccarda a Firenze con Airberlin Domenica 12 settembre 2010:
Rientro a casa da Stoccarda

La mattinata trascorre velocemente: le tante incombenze d'ufficio che in questi due giorni tedeschi sono state temporaneamente messe da parte reclamano ora un po' d'attenzione. Risintonizzarsi sulle problematiche di tutti i giorni richiede di mettere in fila i programmi della settimana entrante, riscontrare le attività da completare, fare il punto sulle azioni da mettere in campo dopo Reutlingen: insomma, ripartire!
Veloce il trasferimento in aeroporto, veloce il rientro a Firenze. Un po' più faticoso, paradossalmente, l'ultimo tratto da Firenze a casa. Ma eccomi di nuovo in versione "nazionale", con all'attivo sicuramente una esperienza positiva. Mi fa sorridere il fatto di avere conosciuto in Germania tante persone di Pistoia che nel corso di questi due anni, pur così intensi, non ero ancora riuscita a conoscere: a tutti i compagni di questa bella avventura, un arrivederci, a partire da domani, in terra pistoiese.

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Data creazione: 2010-08-23. Data ultimo aggiornamento: 2010-09-12.
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