Maria Stella Rasetti, bibliotecaria |
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Bigiù e babà (dal 31 gennaio al 27 febbraio 2011) |
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Lunedì 31 gennaio 2011: Buona conversazione e buon cibo al "Pluma" di Pistoia L'occasione della presenza a Pistoia di un illustre collega, impegnato in un corso di aggiornamento rivolto ai bibliotecari della rete REDOP, mi permette di concludere in bellezza una giornata ben assortita di acciacchi lavorativi. Sono dunque lieta di potermi trattenere a Pistoia dopo il lavoro, per poter condividere un momento di serenità con quello che è prima di tutto un caro amico. Un po' di sano gossip professionale, qualche prezioso scambio di idee sui temi che appassionano entrambi, ed un cibo gustoso ma in quantità lillipuziana, come si conviene ai ristoranti più trendy. Siamo andati al Pluma, in via de' Rossi: ho osato un ristorante che non conoscevo, poiché di lunedì i ben sperimentati BotteGaia e Aoristò sono chiusi. La scelta è positiva: il posto è carino (a parte il televisore acceso, con un inguardabile video di Beyoncé su cui la mia coda dell'occhio era costretta a cozzare), l'atmosfera è interessante, il menù curioso e ricco di sorprese. Il ristorante è conosciuto per la qualità dell'offerta di cozze, ma abbiamo fatto altre scelte, che comunque ci hanno convinto. |
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Martedì 1 febbraio 2011: Jazz in me La giornata è stata davvero ricca di spunti, con qualche imperfezione che fa bella mostra di sé, probabilmente per un eccesso di input rispetto alla mia attuale capacità di reazione ed elaborazione. Mentre mi domando se il peccato di distrazione sia punibile o meno con la pena di morte, lascio l'ufficio attorno alle 19, facendomi accompagnare a casa da una bravissima Rossana Casale, che canta nello stereo della Musa una bella selezione di brani jazz. Non conoscevo la vena jazz di questa cantante, che nel mio immaginario poco informato era rimasta a calcare in gioventù le scene di Sanremo senza neppure tanto successo. Qui, in compagnia di alcuni artisti di grande caratura, riesce a reinterpretare con originalità alcuni evergreen del jazz, come "Every time we say goodbye" di Porter, "Don't explain" di Holiday, "How long has this been going on", "Summertime", "But not for me" di Gershwin. La voce della Casale è inconfondibile, e l'insieme mi appare estremamente gradevole. Una recensione al disco: http://www.tnt-audio.com/topics/jazzinme.html |
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Mercoledì 2 febbraio 2011: Il nuovo business del "tutto in affitto" Non ho tempo di leggere il giornale tutti i giorni: quasi sempre riesco a scorrere la cronaca di Pistoia nei dieci minuti che mi prendo al mattino per il caffè di inizio giornata al bar della San Giorgio, ma per il resto non posso proprio permettermi altro. Nel fine settimana compro "la Repubblica", che spesso sfoglio velocemente, ritagliando gli articoli che possono interessarmi e destinandoli ad una cartellina dalla quale li faccio riemergere quando ho un momento più tranquillo, in cui mi va di leggere, ma non voglio affrontare letture impegnative o continuative. Così, stasera, dopo un'intensa giornata equamente divisa tra Pistoia e Firenze, "recupero" un bell'articolo pubblicato sabato scorso da Riccardo Stagliano dal titolo Così si vive nel mondo in affitto. Il tema è annunciato con un formidabile esempio: tutti noi a casa abbiamo un trapano che abbiamo usato in 10 anni più o meno due volte, per fissare due mensole alla parete del garage. Il trapano è costato 120 euro, abbiamo fatto 6 buchi. Ciò significa che ogni buco è costato 20 euro. Se avessimo invece noleggiato il trapano per il giorno fatidico dei lavori in corso, avremmo speso 10 euro e non avremmo avuto più lo scatolone a prendere polvere: il nostro impatto consumistico sarebbe stato minore, avremmo risparmiato soldi, e saremmo stati complessivamente più leggeri. Lo stesso trapano sarebbe utilmente passato di mano in mano, decadendo al giusto ritmo, e risolvendo da solo i problemi di fissaggio delle mensole per un intero quartiere. Ecco dunque il nuovo trend che si sta delineando all'orizzonte: quello del "consumo collaborativo", reso facile da Internet: da qui i nuovi "negozi on line" dove si possono noleggiare borse griffate, giocattoli, o altre cose che ci fa piacere *usare* al momento utile, non *possedere per sempre*. In effetti, il gusto di andare in giro con una Louis Vuitton originale non si deprime certo se, invece di esibire la ricevuta della carta di credito che attesta il nostro possesso (e che ha prosciugato il conto!), ci siamo limitati a tirar fuori pochi euro per il prestito di una settimana. La settimana prossima proveremo una Hermès... Non è fantastico? Questo approccio, amatissimo dai downsizers più cool e trendy, potrebbe pure piacere a tutte le shop-holics come la Becky di I love shopping, giacché le permetterebbe di cambiare mise con una frequenza e una "leggerezza" che gli oneri dell'acquisto non possono offrire. Davvero una genialata, il mondo in affitto. Ma ora che ci penso, questa cosa qui non l'hanno inventata le biblioteche? |
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Giovedì 3 febbraio 2011: The 100 things challenge La giornata è anche oggi piuttosto full. Tra una cosa e l'altra inserisco anche una capatina a Firenze per discutere una tesi di laurea di una mia studentessa, che ottiene un buon risultato. In viaggio e in ogni momento non occupato, il mio PC portatile mi ha permesso di gareggiare per il campionato mondiale di multitasking: spero in un buon piazzamento. Sperimento sempre più di frequente situazioni nelle quali scrivo due cose contemporaneamente: una lettera ufficiale per una richiesta di finanziamenti, da corredare in ufficio con i riferimenti formali previsti dalle procedure, assieme agli appunti relativi all'argomento di cui si sta parlando ad una riunione. Se poi mi ritroverò nella lista della spesa accanto ai cavolini di Bruxelles l'indicazione di qualche commento al Decreto Brunetta, vorrà dire che me la sono cercata. Torno a casa parecchio tardi, ma mi rincuoro un pochino per il piccolo regalo che trovo nella cassetta della posta: l'ultimo numero di "Psychologies", che leggo spatasciata sul divano, come si conviene dopo giornatine di tal fatta. Come farei a leggere roba più impegnativa, stasera? Scopro che c'è un tizio, certo Dave Bruno, downsizer molto trendy, che ha deciso di fare un esperimento: vivere con soli 100 oggetti personali contemporaneamente. Nell'elenco sono esclusi tutti quegli oggetti di uso collettivo (dagli asciugamani alla lavatrice, dai piatti ai bicchieri) che sono condivisi con gli altri membri della famiglia, i prodotti per l'igiene personale, il cibo. La storia, raccontata in un libro di successo (non ancora tradotto in Italia), diventato anche blog e sito web (http://guynameddave.com/about-the-100-thing-challenge/) è sicuramente curiosa e divertente. Mi hanno sempre intrigato le storie di chi decide di "forzare" la realtà imponendosi privazioni non dolorose (guai imporsi privazioni dolorose!) giusto per il gusto di sperimentare qualcosa di nuovo e di interessante. Io difficilmente riuscirei a limitare così tanto la mia proprietà; semmai potrei imbarcarmi in una ipotetica sfida del tipo "Vivere con 1000 oggetti", e già i sacrifici sarebbero parecchi. Penso solo agli orecchini, agli anelli, alle borse: già impormi di non indossare più di 7 accessori contemporaneamente (limite fissato dalle leggi internazionali sul bon-ton) è di per sé una bella sfida, perché gli orecchini contano per due, l'orologio conta per uno ma di fatto è come se non dovesse contare, qualche anellino bisognerà pure indossarlo, e arrivare a 7 è un lampo. Provo a pensarci: se io fossi quel flippato di Dave, quali sarebbero i miei primi dieci oggetti irrinunciabili, dopo i vestiti e gli strumenti per l'igiene personale quotidiana? Ecco qua la lista, in ordine sparso: l'i-phone, il computer portatile (con la connessione a internet), uno dei miei quaderni in carta d'Amalfi rilegato da un artigiano pistoiese, la penna Visconti, gli occhiali da vista, le lenti a contatto, la Musa (col telepass, però vale sempre 1), la tessera della biblioteca (e con questo mi aggiudico migliaia di "pezzi" extra senza barare al gioco), una penna USB. E siamo a nove. Ecco, con queste cose qui direi che potrei vivere non felice, ma molto felice. Al decimo posto: la mia Visa! Felicità perfetta. Vabbè, ho barato. |
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Venerdì 4 febbraio 2011: Carmina non dant panem Leggo sul numero di gennaio/febbraio di "Alfabeta" una accorata lettera aperta di Umberto Eco al ministro Tremonti sul futuro della cultura in Italia. Tremonti ha teorizzato che con la cultura non si mangia. Imbecille. Il nostro Paese campa sulla cultura, e quel poco di ricchezza che produciamo ha le sue radici lì, dirette o indirette: il turismo, l'eno-gastronomia, l'arte, la musica, il design, la moda sono tutti fenomeni economici straordinari che hanno una matrice culturale. La legge Brunetta impone il taglio dell'80% sulle spese per le mostre: bene, così i nostri musei chiuderanno e tutti rimarranno sul divano a vedere Canale Cinque. Impone anche il taglio del 50% della formazione professionale dei dipendenti pubblici: così chi gestisce la cosa pubblica lo farà sempre peggio, e ciò permetterà di considerare positiva ogni azione di riduzione del "perimetro della Pubblica Amministrazione", come si dice ora in gergo. Il disegno è chiarissimo: biblioteche, archivi, musei, teatri sono covi di comunisti. Gente che non si accontenta di guardare il Grande Fratello, ma addirittura pretende di pensare. A cosa servono le università? Chiudiamole. Rendiamole più facili, sosteniamo invece il CEPU, che fa per la cultura italiana molto più dell'Accademia della Crusca. I barbari non sono alle porte: sono al potere, e noi lì a subire. Con i musei, le biblioteche, i teatri che debbono soffrire e chiudere, L'anoressia culturale è la ricetta che il nostro Governo sta imponendo all'Italia. Teniamo duro: questo è un paese serio, dove solo una minoranza è fatta di delinquenti. La maggior parte della gente non è rincoglionita: legge, si informa, si indigna, vuole il meglio per sé e per i propri cari, ma non a costo di rapinare, distruggere, inquinare, disgregare, rovinare. Teniamo duro e arrabbiamoci. La gente scende in piazza, batte i mestoli sui coperchi, noi donne abbiamo messo migliaia di firme (anch'io!): non abbiamo più voglia di subire tutto ciò. |
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Sabato 5 febbraio 2011: Che differenza c'è tra un dettaglio e una cosa importante? Trascorro quasi tutto il giorno in ufficio, regalandomi solo una capatina al supermercato prima della cena in famiglia. La giornata, silenziosa rispetto agli input esterni, è di auspicio al classico smaltimento degli arretrati che si sono accumulati negli ultimi giorni. Approfitto volentieri di questo tempo extra per abbassare il livello delle carte nella vaschetta "in entrata", nella piena consapevolezza che una maggiore serenità nei confronti dello stato dei miei doveri è un beneficio più alto del riposo e della cura degli affari personali. Mentre con buona lena mi appresto alla consueta guerra di posizione nei confronti delle carte, mi viene da pensare di aver letto di frequente sui libri di management che bisognasse concentrarsi sulle cose importanti (le cosiddette "priorità", termine del quale mi sfugge completamente il significato), lasciando da parte i cosiddetti dettagli, o secondarietà, come obiettivi minori, sulla cui riuscita in qualche modo si potesse negoziare con facilità, senza farsi troppi scrupoli di fronte ai tanti morti e feriti lasciati per strada. Questa è la teoria scritta sui libri. Poi c'è la realtà *là fuori*, alla quale non è facile capire che la singola minuscolissima richiesta non ha trovato posto nelle ultime 10, 20 o 30 ore di attività a pieno ritmo. Che ci vuole a fare quella telefonata? Che ci vuole a controllare quel certo dato? Che ci vuole a compilare un breve questionario di sole 300 domande? Nulla ci vuole, per carità. Ho la sensazione che la teoria scritta sui libri sia fortemente deficitaria, soprattutto perché non tiene conto che nel contesto ordinario di una organizzazone non si è affatto liberi di decidere che cosa è importante e che cosa no; anzi, una delle occasioni classiche di potenziale conflitto è proprio la diversità nelle scale di rappresentazione dell'importanza. Per non parlare, poi, degli effetti devastanti che anche un piccolo dettaglio andato storto può avere sull'insieme, con l'effetto di compromettere il lavoro di mesi. Altri sistemi non ne conosco. Una buona organizzazione e una forte tenuta psicologica aiutano, non ma non sono tutto. Ci vuole anche un pochino di fortuna perché tutto vada bene, o quasi. |
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Domenica 6 febbraio 2011: In viaggio per Busto Arsizio Approfitto della giornata di riposo per godermi in tutta calma il trasferimento da casa a Busto Arsizio, dove domani e dopo domani sarò impegnata a tenere un corso di aggiornamento per i bibliotecari del sistema cooperativo territoriale. Parto presto e arrivo presto a destinazione, con l'intento di raccogliere le idee per il corso, sistemare i materiali, leggere qualcosa e soprattutto sonnecchiare, su modello Gatta Franca. Arrivo verso le 14 all'Hotel Pineta di Busto Arsizio, dopo aver attraversato in treno da Milano una landa desolatissima, segnata duramente dall'antropizzazione più violenta e devastante. L'hotel è il più brutto che abbia mai visto nella mia vita: giuro! Eppure ne ho visti di hotel delle più svariate fogge. Il più curioso il "Dan Panorama" di Tel Aviv con il letto a tre piazze, amatissimo (suppongo) dai maschi arabi con varie mogli al seguito; il più trendy un B&B di Treviso composto solo da 2 stanze, con colazione nella cucina del padrone di casa (assieme a lui, anche). All'arrivo col taxi la mia memoria corre spontanea ai tanti filmacci americani di cassetta, dove i rapinatori, riusciti fortunosamente a sfuggire all'inseguimento della polizia, si rifugiano in un motel in mezzo al deserto, con le stanze direttamente sulla strada, l'auto parcheggiata davanti alla porta e un arredo da far apparire le schifezze dell'Ikea vere e proprie icone del design contemponaneo. Faccio un attimo mente locale: rapine non ne ho fatte, quindi almeno sul fronte dell'inseguimento dovrei poter stare tranquilla. Entro dunque nella mia stanza di motel a quattro stelle, dove mi aspetta la sorpresona: un poster di un paesaggio naturale in stile Milano 2, dove il verde dell'erba mi ricorda immediatamente un certo pennarello Giotto che usavo a sproposito in prima elementare. Speravo che cose di quel colore non venissero più rappresentate, e invece eccolo qui il mio poster tre metri per uno. Mi consola la certezza che a luci spente non lo vedrò, per cui il sonno sarà garantito. Anche il resto è tutto bruttissimo: nessuna cura, nessuna attenzione, nessuna anima. Temo molto l'aggressione della bruttezza: dobbiamo combatterla con tutte le nostre forze. Ma oggi è domenica, anche le guerriere come me riposano: ho con me 9 dei 10 oggetti primari che ho scelto per la mia lista speciale su modello di Dave Bruno: manca solo la Musa, che è rimasta a casa. Tutto quello che ho con me, con l'aggiunta di un paio di bei libri, è più che sufficiente per far fronte al disagio estetico dell'anima: sopravviverò alla terribile prova. Consolido nella mia mente di essere un animale da centro, possibilmente da centro storico. Anche per gli hotel in cui scendo preferisco essere a un passo dalla stazione e a due passi dalla piazza del duomo (in Italia c'è sempre una piazza del duomo, o almeno una piazza del comune, che fa lo stesso). Stare in centro mi permette di annusare l'aria di quella cittadina, farvi quattro passi con calma, buttare l'occhio alle stradine più interessanti, fermarsi a un bar a mangiare una fetta del dolce locale. Qui sono sperduta in una landa verde pisello a un tot di chilometri dalla città, e col cavolo che sono capace di mettere il naso fuori di qui (e non già perché tema di trovare la polizia ad aspettarmi!). Una volta terminata la revisione del materiale per il corso di domani, spento il PC, messo a nanna l'i-phone, detto ciao a Internet, mi tuffo nel mio libro per una serata pre-corso del tutto perfetta (il poster è sopra la mia testa, e per fortuna gli occhi sono dalla parte del libro, e non da quelle del poster). Faccio caso al fatto che le occasioni, un tempo frequenti, ora più diradate, di uscita per corsi, convegni e altri eventi esterni, mi hanno sempre regalato magnifiche dormite: ricordo lo scorso gennaio, durante il gran freddo, quando a Milano per più sere di fila sono andata a letto alle diciannove, godendomi da pazzi la novità come un regalo inusitato. |
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Lunedì 7 febbraio 2011: Giornata bustocca n. 1 Comincia oggi il corso di due giorni su promozione, comunicazione e marketing rivolto ai bibliotecari del sistema bibliotecario della provincia di Varese. Ho davanti un gruppo di circa 30 persone provenienti da varie realtà della zona: tutti partecipano con interesse ai lavori della giornata, mostrando attenzione ai temi proposti e intervenendo nella discussione con intelligenza e acume. I temi che tratto ai corsi sono sempre piuttosto "coinvolgenti", e quindi non mi risulta particolarmente difficile tenere alta l'attenzione degli intervenuti per tutta la giornata. Finiamo alle 17 in punto senza che abbia visto sbadigli o sguardi educati all'orologio. Al termine del corso la mia cara amica L., compagna di tante merende bibliotecarie, mi accompagna in visita alla biblioteca di Busto: un edificio che avrebbe bisogno di un po' di manutenzione, ma che sprizza energia e vitalità. Passeggiata gradevolissima in centro e cena in allegria, tra risate, scemenze e discorsi serissimi, che caratterizzano le amicizie vere. Giornata intensa e positiva, durante la quale non ho mancato di seguire a distanza le vicende dell'ufficio: merito di un armamentario tecnologico che considero sempre più come mio alleato personale, e che perciò tratto con la massima cura. |
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Martedì 8 febbraio 2011: Giornata bustocca n. 2 Il corso prosegue positivamente, coinvolgendo tutti i partecipanti in una full immersion che li trattiene fino alle 17.00. Durante la passeggiata prima della partenza, scorgo un edificio (nella foto) davvero particolare, che mi fa piacere riprendere. Non sono riuscita a capire bene com'è Busto, ma mi basta una visita alla Libreria Boragno, dove conosco una libraia intelligentissima e colta, con accanto un negozio di penne stilografiche da urlo, per pensare che, pur senza tanti Michelangeli e Leonardi, sia una città dove potrebbe essere bello vivere. Devo confessare che mi fa impressione occuparmi di "biblioteca e basta" per due giorni di seguito, quando nella realtà ordinaria mi trovo in un contesto più ampio e ricco di stimoli, contraddizioni e anche sollecitazioni a volte particolarmente sfidanti in ragione del raggio d'azione più vasto (bicchiere mezzo pieno) e dispersivo (bicchiere mezzo vuoto). Questa attenzione di nicchia mi richiama a ciò che sono stata, a ciò che non sono più e che forse non voglio più essere: un amarcord monotematico che mi rilassa e distende i nervi, al pari di una vacanza. Ed in effetti sono in ferie, per cui la sensazione è davvero ad hoc. Sono una bibliotecaria pentita? Assolutamente no! Tutt'altro! Ma per forza di cose a Pistoia ho sviluppato un'identità professionale più composita, che mi porta a maturare atteggiamenti parzialmente diversi dal passato. Se dovessi proprio dire la verità, rischiando di suscitare l'indignazione di tutti i miei colleghi del mestiere, mi sento prima una dipendente del comune e poi una bibliotecaria. Vabbene, l'ho detto. Bibliotecari di tutto il mondo, odiatemi. |
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Mercoledi 9 febbraio 2011: Centocinquanta Giornata mezza fiorentina e mezza pistoiese, ma tutta intera dedicata alle iniziative sul 150° anniversario dell'unità d'Italia. Le cose da fare sono tantissime, bisognerebbe che mi trasformassi nella dea Guanjin per riuscire a gestire tutte le azioni pratiche necessarie a mandare a buon fine le tante azioni da mettere in campo. Sono particolarmente orgogliosa di due degli eventi targati Comune di Pistoia: "Italiane", un percorso di lettura al femminile, sulle donne che hanno caratterizzato maggiormente la storia d'Italia dall'unità ai nostri giorni, che ho ideato pensando ad un manifesto 70x100 in cui 90 proposte di lettura sono inserite su uno sfondo che riproduce in modo molto suggestivo la bandiera tricolore. E poi tengo molto alla Notte tricolore, che faremo alla San Giorgio, con una lectio magistralis di Ciliberto, alla presenza di illustri autorità, e una serie di giochi di storia e geografia dell'Italia da morire dal ridere. Tutta la squadra si dà un gran daffare: il risultato è garantito: il brand San Giorgio è di quelli ben accreditati. Come si dice dalle nostre parti, mica si frigge con l'acqua. |
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Giovedì 10 febbraio 2011: Strepitoso Oscar Peterson Giornata pistoiese extra-lunga, iniziata poco dopo le otto del mattino e terminata alle nove e mezzo di sera, senza neppure un minutino che uno di tregua. Per fortuna tutto corre nel verso giusto: Saturno sarà pure contro, ma a me Saturno contro, per fortuna, fa lo stesso effetto che Ceccherini diceva facesse la pioggia all'Uomo Ragno in "Fuochi d'artificio" (quando si dice la potenza delle citazioni colte). Il viaggio così tardo, su una A11 tranquillissima, mi permette di godermi in santa pace uno strepitoso Oscar Peterson nella interpretazione, assieme al suo Trio indimendicabile, delle musiche di Cole Porter. Dire che si tratta di un album portentoso è dir poco; guido a tre metri d'altezza, saltando a pie' pari sul casello di Altopascio (ma solo in senso figurato, intendiamoci). Il virtuosismo pianistico di Peterson rende ancora più strabiliante la straordinaria forza di certi brani di Porter che ormai ascolto direttamente con l'anima, come "Just one of those things", "I've got you under my skin" o "Every time we say goodbye". Pura arte che mi concilia alla grande un riposo decisamente meritato. |
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Venerdì 11 febbraio 2011: Ricordando la festa degli alberi d quando ero in prima elementare Giornatona pistoiese, dedicata a rimettere in fila tutte le varie faccende in ponte. L'immagine di me che sistemo un pezzo da una parte mentre ne scappa un altro dalla parte opposta mi fa venire a mente la festa degli alberi del 1968, quando il Maestro Terrosi, cerimoniere ufficiale della scuola, nonché direttore del coro scolastico, si piccava di far stare allineate le scolaresche come tanti plotoncini del 183° Reggimento Nembo, pretendendo che nessuno rompesse le righe nel giardino della scuola elementare di Casciavola. Come allora era tutto un turbinio di grembiulini bianchi e neri che svolazzavano di qua e di là, in barba alle raccomandazioni sull'ordine e la disciplina, così oggi le attività che sono chiamata a gestire tracimano dall'agenda e si rintanano nei recessi del non fatto, per poi farmi "Buuuuu" da dietro, quando meno me l'aspetto, e combinarmele delle belle. Oggi ci si è messa pure la barra spaziatrice del mio super Vaio d'ufficio, bellissimo in tutto il suo splendore di PC con monitor in cristallo, che ha preso a fare le bizze e funziona solo se riceve dei colpi di kung fu precisissimi, però solo quando vuole lei, ma non sempre, non secondo una logica, e non davanti agli altri. Santa pazienza. In programma una serata assolutamente free, dedicata al riordino della casa e alle coccole di Gatta Franca, che se le merita da pazzi perché è sempre, senza eccezione e senza reale concorrenza, la numero 1 al mondo. |
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Sabato 12 febbraio 2011: Qui si parla di me Oggi alcuni impegni personali non delegabili mi hanno tenuta in area pisana per tutta la giornata; nel pomeriggio, dopo avere positivamente sbrigato il programma in agenda, mi sono ritagliata un poco di tempo libero per leggere in santa pace un articolo scritto dalla collega Patrizia Scola sul magazine elettronico "BUBLife", il periodico pubblicato on line dalla Biblioteca Universitaria dell'Ateneo di Bologna. L'articolo, dal titolo Il cast in biblioteca: da un seminario "efficace" alla pratica in BUB, prende le mosse da un corso di aggiornamento professionale che ho tenuto nel 2009 per il sistema bibliotecario dell'Università di Bologna, per ampliarsi a comprendere alcune riflessioni generali sul governo della comunicazione in biblioteca e fare il punto sugli "effetti organizzativi" che quel seminario ha avuto sulle pratiche quotidiane dei colleghi coinvolti, sui loro atteggiamenti e sulle loro condotte. È per me motivo di sincero orgoglio scoprire di avere aiutato le colleghe ad avviare nuove modalità di lavoro e avere messo a punto strategie di gestione più efficaci rispetto al passato: l'orgoglio è ancora più motivato dal fatto che le interlocutrici, nel caso specifico, erano colleghe di biblioteche universitarie, perciò più lontane rispetto alla mia estrazione professionale nativa. Mi confermo nel giudizio positivo di questi corsi: vorrei davvero trovare il tempo per concludere la stesura dell'articolo che già da alcuni mesi giace in letargo dentro il computer, in attesa di una primavera che mi regali qualche pomeriggio di serena elaborazione, senza squilli del telefono, senza mail in arrivo e senza urgenze a cui far fronte: una primavera miracolosa, che immagino piuttosto lontana, e non solo per motivi climatici. |
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Domenica 13 febbraio 2011: Se non ora, quando? Giornata piovosa e fredda: neppure Gatta Franca osa mettere il nasino fuori dalla porta: la rinuncia alla sua consueta passeggiata in giardino la dice lunga sul fatto che la primavera sia ancora lontana. I 22 gradi dentro casa sono perfetti per dedicarsi in pieno agio a dedicare gli ultimi tocchi a "Italiane", una pubblicazione che la Biblioteca San Giorgio dedicherà alle donne, in occasione dell'8 marzo e del 150° anniversario dell'unità d'Italia. Il lavoro è stato realizzato al 98% da una mia giovane collega (una delle tante giovani speranze della San Giorgio!): io mi limito a qualche piccola pennellata qua e là, giusto per sentirmi importante. La pubblicazione andrà in stampa tra pochissimi giorni: sono davvero soddisfatta del risultato, che ci permetterà di offrire al nostro pubblico un prodotto editoriale di buona qualità bibliografica e originale nella soluzione grafica. Una giornata di lavoro "gratis" è il mio personale modo di aderire a Se non ora, quando?, l'iniziativa di mobilitazione nazionale delle donne contro il superamento della soglia della decenza in fatto di "ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità", dice l'appello. Tollerare questo stato di cose non è ammissibile. E' un dovere morale e civile ribellarsi, uomini e donne assieme, contro questo stato di degrado e di imbarbarimento del costume e delle relazioni. C'è bisogno che la sinistra dia una grossa spallata al Berlusconismo e trovi la forza di buttare questa brutta storia definitivamente dietro alle spalle. Nell'interesse di tutto il paese, anche delle persone di destra ma perbene. |
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Lunedì 14 febbraio 2011: San Valentino o San Faustino? La giornata di oggi è di quelle che fa sembrare immobili i bersaglieri durante la Presa di Porta Pia. È tutta una fanfara trattattattatta che le 19 arrivano in un lampo e io ho ancora mezza lista da crocettare. Quando la crocetterò, se domani ci sarà la nuova lista? Non mi pongo il problema fino a domani mattina, quando la rumba, la salsa e il cha cha cha riprenderanno. Intanto stasera mi pongo non un problema, ma un problemone. Lo faccio gustandomi i Baci Perugina avuti oggi in meritatissimo regalo, e domandandomi: È meglio fare il tifo per San Valentino o per San Faustino? La domanda è forse di quelle malposte. In effetti nella vita è capitato a tutti di essere innamorati (e quindi giocare nella squadra di San Valentino), così come è capitato di essere stati abbandonati, lasciati, traditi (e quindi giocare nella squadra di San Faustino, protettore dei single); e magari sarà successo di aver trovato il buono e il cattivo nell'una e nell'altra situazione. D'altronde, se nella vita avessimo conosciuto solo relazioni positive e gratificanti, avremmo perso buone occasioni per crescere e imparare. Dunque, San Valentino o San Faustino? Primo assioma: i Baci Perugina si possono mangiare tutto l'anno, e questo già risolve una buona metà del problema. Secondo assioma: anche gli abbandoni più dolorosi possono giocare nella nostra squadra, l'importante è insegnare loro a farlo (perché se li lasciamo a se stessi, finiscono per giocare nella squadra avversaria). Da qui il terzo assioma: mai abbandonare un abbandono. Va curato, vezzeggiato e coccolato come fosse lui stesso un bacioperugina. Quarto assioma (preso in prestito da quella ganzissima donna che è la Imogen Lloyd Webber): bisogna essere esigenti nella scelta degli uomini così come nella scelta delle borsette, sperando che i primi durino un po' di più al nostro braccio. E ora, dopo questo bagno di scienza, un po' di sana pubblicità a quella meraviglia della natura che è la Biblioteca San Giorgio, la quale ha preparato proprio per oggi e per domani un percorso di lettura specialissimo, dedicato ai Cuori solitari, perché prevenire è molto meglio che curare! |
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Martedì 15 febbraio 2011: L'Italia che legge (e quella che non legge?) Oggi è stata una giornata decisamente intensa, ricca di risultati positivi: io e la mia giovane collega Carolina abbiamo finalmente chiuso la selezione dei 90 titoli che andranno a comporre "Italiane", la pubblicazione promozionale pensata dalla San Giorgio per la festa delle donne e per il 150° dell'Unità d'Italia. Il lavoro non è ancora terminato: mancano alcune scansioni, c'è da rivedere qualche testo, ma la serata è lunga, e quindi posso sempre contare sul favore della notte. In ogni caso la dead line rappresentata dalla mia partenza per Monza, in programma domenica prossima, conferisce all'agenda dei prossimi giorni un piglio assertivo e marziale, di quelli che fanno dire: "Tranquilla, ragazza, è tutto sotto controllo". Gli accordi con le persone che si occupano della grafica e della stampa del prodotto sono ormai fatti, e tutto procede a spron battuto, permettendomi anche di trovare il tempo di occuparmi di altre cento cose. Attorno alle quattro prendo un treno per Firenze, per partecipare alla presentazione del libro "L'Italia che legge" di Giovanni Solimine, in programma alla Biblioteca delle Oblate, nell'ambito del ciclo di incontri "Leggere per non dimenticare" curato da Anna Benedetti. Siamo nella sala storica delle Oblate: il pubblico è prevalentemente professionale, come capita comprensibilmente in occasioni del genere. Il libro è interessante, e soprattutto ha il merito di permettere alla biblioteconomia di uscire dal proprio recinto per confrontarsi con il mondo *là fuori*. I dati sulla lettura ci raccontano un Paese che soffre di sdoppiamento della personalità: un paese dai bassissimi livelli di lettura, poco sollecitato dagli effetti positivi dell'istruzione, con molto analfabetismo di andata e di ritorno. Ed assieme un paese che si ritiene ricco, moderno e competitivo. Leggere questi dati è tutt'altro che semplice; se da un lato sappiamo per certo che gli indici di lettura corrono nello stesso "verso" degli indici di qualità della vita, è altrettanto vero che l'Italia non risulta un paese unitario neppure nel centocinquantesimo anniversario della sua unificazione politica: al nord e al centro i consumi culturali sono allineati a quelli dei paesi civili, al sud siamo nel deserto del Sahara. Che ci azzeccano, in questa faccenda, le biblioteche? Ovviamente ci azzeccano: perché possono ostacolare o incentivare le abitudini di lettura, possono accendere o spegnere le occasioni di incontro con il libro, possono giocare contro o a favore: dipende dalle scelte compiute. La San Giorgio è ovviamente dalla parte dei buoni, ma per lei la strada per diventare non buona, ma buonissima è ancora lunga lunga lunga, piena di ostacoli e di impedimenti. Ma San Giorgio ha combattuto e vinto il drago, figurarsi se si fa intimorire da qualche problemuccio. |
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Mercoledì 16 febbraio 2011: Treno, treno, treno, Musa! Ieri sono tornata a casa direttamente da Firenze, senza passare da Pistoia, perciò oggi vado in treno al lavoro, cogliendo l'occasione della non-guida per lavorare un po' agli ultimi ritocchi delle recensioni di "Italiane". Anche oggi è una giornata all'insegna del 150°: le riunioni fervono, e ormai stiamo per chiudere i programmi che saremo chiamati a rispettare tra un mese esatto, in occasione della festa nazionale (che ci sarà o non ci sarà, non lo sappiamo ancora). Breve intervallo nel primo pomeriggio a Firenze, con una "anda e rianda" in treno che mi riporta a Pistoia, dove, al termine della giornata, mi godo la mia comoda Musa che ho snobbato per un giorno intero. In effetti il mio zaino-borsa così ben organizzato mi permette di lavorare al computer per tutto il tempo, mettendo in cantiere una serie di attività da ufficio che se viaggiassi in auto dovrei rimandare a domani. Purtroppo non sono in grado di spostarmi esclusivamente in treno, come facevo ai tempi d'oro di Empoli: tempi d'oro non soltanto perché ero più giovane e avevo meno problemi da affrontare, ma soprattutto perché i chilometri da percorrere erano più o meno la metà di adesso, e così il tempo da dedicare agli spostamenti. Negli undici anni che ho lavorato a Empoli mi sono spostata sempre in treno, con l'effetto di garantirmi dosi industriali di buone letture: proprio ieri sera mi è capitato di scorrere l'elenco delle recensioni che ho pubblicato on line tra il 1997 e il 2008, scoprendo una quantità enorme di titoli in parte dimenticati e riassaporando a distanza la gioia di scoperte importanti e significative. Le difficoltà logistiche nei collegamenti ferroviari tra Pisa e Pistoia mi fanno pensare con nostalgia ai tempi nei quali non dovevo fare i conti con i cambi treno, ed il pendolarismo si esauriva nel consumo di un'unica tratta. E' curioso che nella mia lunga vita professionale non sia riuscita mai a godere di una logistica favorevole tra il luogo di residenza e il luogo di lavoro: anche nel periodo in cui ho abitato a Tavarnuzze, la sede di Impruneta era comunque a una ventina di minuti di autobus, e la necessità di prendere l'ultima corsa serale che scendeva a valle mi ha creato più di una volta qualche motivo di ansia. Penso alle tante colleghe e ai tanti colleghi che vivono a pochi minuti dalla sede di lavoro, a cui suona la sveglia ben oltre il momento in cui io mi sono già messa in viaggio: persone che possono tornare a casa a pranzo, e che magari nell'intervallo possono caricare una lavatrice, guardarsi il telegiornale, annaffiare le piante o quanto meno riposarsi per qualche minuto sul divano. Tra i miei propositi della prossima fase della mia vita, in qualunque luogo essa si svolgerà (e per il momento nulla è ancora dato di sapere), avrò piacere di colmare questo gap. Avere nella stessa città il parrucchiere, il supermercato, il ristorante dove andare con gli amici, il cinema, il teatro è una situazione del tutto normale per la maggior parte delle persone, che però per me non è mai stata tale. E da qui in poi, sarà l'età che avanza, ho bisogno di dare risposte al mio desiderio di comodità. |
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Giovedì 17 febbraio 2011: Corri corri cavallino Anche oggi giornata a tutta birra: ormai i periodi più tranquilli non esistono più, ma in tutta sincerità posso dire, guardando indietro, che non sono mai esistiti. Ricordo perfettamente quando nel 1988, appena entrata in servizio all'Impruneta, la mia collega Caterina, che nell'ufficio cultura rappresentava la memoria storica degli eventi ed ebbe a farmi da guida nei primi mesi di lavoro, mi disse: "Non ti preoccupare, sei entrata in un momentaccio, ora c'è da fare un sacco di cose, ma vedrai che nel giro dell'anno ci saranno momenti più tranquilli, dove poter rifiatare un attimo". Da allora sono passati 23 anni, e momenti per rifiatare ho ancora da incontrarli. Comunque l'intensità di questi ultimi mesi è davvero inusitata: sarà merito, o colpa, del 150°; merito, o colpa, delle idee che io stessa mi faccio venire. Fatto sta che mi tremano le vene ai polsi alla sola idea di lasciare l'ufficio quattro giorni la prossima settimana. Ma d'altronde sono chiamata a utilizzare i giorni di ferie a cui ho diritto prima della fine del contratto, e non posso sottrarmi a questo peraltro piacevole adempimento. Se a febbraio non ci sono momenti liberi, figurarsi a marzo (quando saremo in pieno festeggiamento dell'unità), ad aprile (quando saremo in pieno compleanno della San Giorgio e presentazione del bilancio sociale), a maggio (con Dialoghi sull'uomo, una tre giorni dei Piloti del caos e altre settemila cose); e lasciamo stare giugno, che è solitamente portatore di cento miliardi di faccende, e luglio, col Luglio Pistoiese, giustappunto. Dunque, gambe in spalla e pedalare, che tanto c'è un sacco di tempo, la notte, per riposarsi. Decido di rilassarmi un po' girellando su internet: la Tv è inguardabile, con i continui riferimenti a Berlusconi che ormai hanno tracimato nell'etere come fece l'acqua a Longarone nel 1963. Non ne posso proprio più: solo sentir pronunciare quel nome mi fa venire l'orticaria. |
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Venerdì 18 febbraio 2011: Un'altra vita è possibile? La lunga giornata di una lunga settimana si conclude con la presentazione di "Un'altra vita è possibile", il libro-intervista che Pietro Jozzelli ha condotto a Turiddo Campaini, il presidente di Unicoop Firenze. La presentazione, in programma all'auditorium Terzani della San Giorgio, vede il pubblico delle grandi occasioni in ascolto di numerose personalità politiche locali che fanno da ospiti all'illustre manager della cooperazione. Campaini ha una straordinaria capacità comunicativa, e trasmette importanti messaggi sul rapporto tra impresa e profitto, persone e consumatori. Si parla molto di giovani e di futuro, di competitività, impegno, fatica, lavoro: tutti concetti decisamente démodé rispetto ai valori prevalenti del berlusconismo. Ma se invece ad essere old fashioned fosse proprio il berlusconismo? Stasera sembrerebbe proprio di sì. |
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Sabato 19 febbraio 2011: Segnali I cartelli stradali sono segnali: indicano la direzione di una certa località, avvertono dell'esistenza di un cantiere aperto, svolgono una funzione informativa "di base" per permettere ai cittadini di trovare la giusta strada verso le proprie mete. E fin qui, niente di particolarmente strano o meritevole di considerazione. A volte però i segnali sono anche *segnali* di qualcos'altro. Guardate un po' questo cartello, che ho scattato per strada, nei pressi di una deviazione che porta verso un nuovo sottopasso di recente apertura. Questo cartello racconta una lunga storia: la storia di una biblioteca così importante da venir indicata persino dall'addetto alla manutenzione strade che ha predisposto l'indicazione; così importante da essere equiparata, come nodo logistico, al centro e alla stazione. Siamo a Pistoia, in via Ciliegiole. Vedo questo cartello tutti i giorni, e tutti i giorni mi dico: Ecco, c'è speranza. |
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Domenica 20 febbraio 2011: In partenza per Monza Oggi è una giornata "di snodo", nella quale fervono tante attività finalizzate al buon andamento del programma calendarizzato per i giorni a venire. In corso i preparativi per la partenza per Monza, dove mi tratterrò fino a giovedì prossimo, per svolgere una attività professionale molto interessante, assieme ai colleghi bibliotecari della neo-provincia di Monza-Brianza. Formalmente sono in ferie rispetto al mio lavoro istituzionale: ed è inutile che mi dica e mi ripeta che le ferie sono un diritto, e anzi un dovere (se non usufruissi dei giorni previsti, riceverei un bel rimbrotto dal mio ufficio personale). Per quanto riconosca anche a me stessa il diritto sindacale al riposo, non posso sottrarmi al doloroso effetto del senso di colpa, che mi fa sentire molto a disagio nei confronti della squadra che lascio a Pistoia. Da qui le grandi manovre di oggi per attutire tale senso di colpa, controllando il perfetto funzionamento di tutti gli strumenti che mi permetteranno di rimanere in contatto con la squadra: I-phone, carico; cellulare di servizio, carico; chiavetta Internet, caricata abbondamentemente per collegarsi alla posta d'ufficio dall'albergo; computer portatile, eccolo qui con tutta la sua cavistica di corredo; cartellina con gli incartamenti delle attività che non sono riuscita a concludere ieri pomeriggio, subito nella borsa; chiavetta USB con i file sui quali devo lavorare in questi giorni, al suo posto. Indirizzi dei contatti da attivare in questi giorni, registrati. Numeri di telefono di Urbietorbi, eccoli qua. Quaderno di carta d'Amalfi con l'elenco delle cose da fare a distanza, pronto al via. Il trolley è pieno di cose pistoiesi da lasciare ai colleghi, e mi beo alla sola idea di quanto sarà leggero durante il viaggio di ritorno. So di non essere indispensabile, ma desidero fortemente ridurre a me stessa e ai miei interlocutori il disagio derivante dalla mia lontananza prolungata, ferie o non ferie. La lontananza, sai, è come il vento, che fa dimenticare chi non s'ama, diceva un tempo il poeta. E io *sama* parecchio, quindi non dimentico né mi faccio dimenticare, caro il mio poeta. |
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Lunedì 21 febbraio 2011: Prima giornata monzese: il corso collettivo La prima giornata di attività a Monza si svolge in modo efficace e positivo: il corso comincia alle 9.30 e termina alle 17.30. Il gruppo di lavoro è composto da una trentina di bibliotecari dei sistemi Monza Brianza e del Vimercatese. In questa zona si ritrovano alcune delle biblioteche più efficienti d'Italia, e quindi il confronto delle idee si preannuncia pieno di interesse e di utilità reciproca. Durante la giornata mi si ripresenta quel senso di "straniamento" che ho provato quindici giorni fa a Busto Arsizio, quando in un contesto del tutto analogo mi sono ritrovata a limitare la prospettiva di riflessione professionale alla sola biblioteca. Il riferimento esclusivo al mondo delle biblioteche comincia a starmi stretto, e provo una crescente difficoltà a auto-definirmi bibliotecaria. Credo che ormai per me si sia chiusa un'epoca; ma credo anche di non essere ancora pronta a fare i conti con una nuova identità. Per ora mi tengo stretto il mio vecchio mondo, e sbircio in quello nuovo, nella speranza di scorgervi qualcosa di interessante, e non soltanto qualcosa di sconosciuto e pauroso. I colleghi sono molto vivaci e partecipano con intelligenza alla discussione comune. Domani comincerà il tour delle biblioteche da visitare: sono certa che il percorso di approfondimento risulterà per tutti noi stimolante e creativo. La serata trascorre in allegria nella bella casa del mio ospite: mi sento coccolata come non mai dalla sincera amicizia dei colleghi che mi hanno chiamato a tenere questo intervento di docenza. Mi godo l'accoglienza squisita della padrona di casa, grazie alla quale trascorro una serata deliziosa. Non saprò mai dire se mi è più piaciuta la compagnia, gradevolissima e calda, o la cucina, semplicemente strepitosa. Non mi rimane molto tempo per dedicarmi alle cose pistoiesi, ma mi consola sapere di avere aggredito tutta la posta quotidiana e avere risposto alle sollecitazioni più impellenti. |
| Martedì 22 febbrao 2011: Seregno, Lissone e Macherio Oggi comincia il tour delle biblioteche della Brianza: cominciamo con Seregno, una grossa biblioteca aperta da cinque-sei anni in un edificio ristrutturato del centro cittadino. Lo spazio è grande e molto luminoso; il folto gruppo dei bibliotecari partecipa attivamente a riflettere su quali potrebbero essere gli interventi da condurre in alcuni spazi che ancora non hanno maturato una propria identità. Nel pomeriggio, dopo un'ottima zuppa di verdure consumata in un bar dall'aria poco raccomandabile, ce ne andiamo a Lissone, dove ci attende una bella biblioteca aperta da una decina di anni: anche in questo caso la struttura è molto grande e articolata, con alcuni elementi di pregio (come ad esempio il suggestivo ingresso) che possono ulteriormente essere valorizzati. Piccoli ritocchi potranno permettere a questa biblioteca di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Ultima tappa a Macherio (la città della Veronica nazionale), dove la biblioteca è collocata in un edificio multi-funzionale a carattere socio-culturale. Mentre le prime due biblioteche visitate appartengono alla categoria delle biblioteche medio-grandi, in questo terzo caso siamo di fronte ad una biblioteca molto piccola. L'atmosfera però è calda e accogliente. Lo spazio è pienissimo e stracolmo di tutto: dai libri ai pupazzi, dagli addobbi per il carnevale alle suggestive proposte di lettura collocate negli espositori. Molte le fotografie scattate nel corso della giornata; fitte le pagine degli appunti che ci siamo scambiati al termine di ogni visita, e che serviranno a ricostruire il filo dei pensieri nella mattinata di giovedì, quando ci incontreremo di nuovo tutti assieme per fare il punto sugli interventi migliorativi degli spazi visitati. Il lavoro che ci aspetta domani è analogo a quello di oggi: protagoniste altre tre biblioteche, tra cui la celebratissima biblioteca di Vimercate, una delle prime a rinnovarsi negli anni Novanta e a concepire se stessa in una chiave veramente moderna e innovativa. La serata trascorre all'insegna della laboriosa solitudine: molte le attività da seguire per Pistoia, la posta da smaltire, i testi da scrivere, le relazioni da completare. Qualche ora tranquilla in hotel mi riconcilia con la lontananza da Pistoia e dai suoi affari: una lontananza che oggi mi è pesata un pochino meno di ieri, ma che si è comunque fatta sentire. Neppure un minuto per la TV o per la lettura del bel libro che mi sono portata dietro; l'appuntamento con il free time è rinviato a giovedì pomeriggio, quando mi potrò godere un discreto mucchietto di ore di viaggio in treno, direzione casa. |
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Mercoledì 23 febbraio 2011: Monza San Gerardo, Vimercate e Agrate Secondo giorno di pellegrinaggio nell'universo bibliotecario della Brianza e del Vimercatese. Il tour inizia dalla Biblioteca San Gerardo di Monza, una nuova struttura aperta al pubblico da pochi mesi in uno spazio di grande qualità. Gli interventi migliorativi sono davvero minuscoli: tutto risulta pienamente funzionale. Dopo un break in una particolare gastronomia vegetariana, la Mens@sana, nei pressi della biblioteca, ci trasferiamo a Vimercate, dove visitiamo una delle biblioteche più illustri del nostro paese. Le soluzioni di servizio adottate in questo contesto sono indiscutibilmente vincenti; vedere questa biblioteca stimola il buon umore professionale, come fa la cioccolata grazie all'effetto della serotonina. I colleghi sono bravissimi: talmente bravi da essere disponibili anche ad ascoltare le nostre osservazioni. Concludiamo la giornata di tour con la biblioteca di Agrate Brianza, ricavata da un antico cascinale ristrutturato ed aperta al pubblico da un paio d'anni. Anche qui le soluzioni di servizio sono molto buone. Non a caso siamo nel cuore delle grandi realizzazioni della biblioteconomia italiana. Anche in questo sesto e ultimo caso visitato, ci scambiamo gli appunti presi e decidiamo di rifletterci sopra. La serata è dunque dedicata a tirare le somme delle sei visite, in vista dell'incontro di domani, nel quale ci ritroveremo tutti quanti nell'auditorium della Provincia per la fase finale di "restituzione": esamineremo le fotografie più interessanti, discuteremo dei temi che sono emersi nel corso degli incontri nelle singole sedi, individueremo quale può essere il percorso di approfondimento da attivare nei prossimi quattro mesi. Il seminario di domani in realtà non chiude il mio intervento formativo, ma apre una nuova fase: quella di un rapporto a distanza che durerà quattro mesi, durante i quali ci terremo in contatto tramite Facebook o mediante una semplice mailing list per condividere le impressioni che ci siamo scambiati in questi giorni e soprattutto verificare sul campo la fattibilità delle diverse soluzioni migliorative proposte. In questa giornata così intensa non ho certo dimenticato la mia amata Pistoia: ho smaltito tutta la posta, ho fatto le mie brave telefonate, ho contattato le persone che mi hanno cercato, ho completato la revisione di "Italiane". L'armamentario tecnologico ha funzionato perfettamente, e l'organizzazione del tempo è stata funzionale. Mi dò un bel dieci più almeno in condotta, avendo positivamente dedicato tutte le mie energie a rendere meno problematica la mia assenza dal lavoro istituzionale, senza nulla togliere all'impegno preso con la Provincia di Monza-Brianza. Mi manca un bel sonno: obiettivo che spero di mettere in programma per questa domenica. |
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Giovedì 24 febbraio 2011: Giornata di "restituzione" e rientro a casa Si conclude questa mattina il lavoro programmato a Monza, con una mezza giornata di seminario in sessione plenaria per la "restituzione" a tutto l'uditorio degli interventi di analisi e valutazione condotti nei due giorni scorsi presso le sei sedi interessate. Il gruppo dei bibliotecari partecipa attivamente alla discussione collettiva: sono molto soddisfatta del lavoro che abbiamo realizzato. Il merito è in piccola parte anche mio; ma il "grosso" è stato fatto dai colleghi, che lavorano con grande scrupolo e grande passione, ottenendo risultati spesso decisamente al di sopra della media nazionale. Operare nelle biblioteche della Lombardia è un privilegio che solo vivendo altrove si nota in tutta la sua dimensione: c'è un ecosistema dove attecchiscono con maggiore facilità le idee innovative, e si possono realizzare progetti di più ampio respiro. Il viaggio di ritorno verso casa, a metà pomeriggio, è confortevolissimo: merito della Prima Classe omaggio della Provincia di Monza Brianza, che mi ha trattato come una regina in visita ufficiale. Ho passato davvero dei giorni molto positivi, e torno a Pistoia, da domani, con nuove energie e nuove idee. Serata dedicata alle operazioni di rientro, dalle coccole supplementari a Gatta Franca alla ripresa degli affari attinenti alla casa e alla vita professionale pubblica, in vista della ripartenza prevista per domani mattina. Mi attende un fine settimana piuttosto intenso, con propositi di compensazione dell'assenza che solo in parte troveranno giustizia, ma che reclameranno i propri diritti con tutto il fiato in gola. |
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Venerdì 25 febbraio 2011: Come la dea Guanyin Tutte le mille braccia sono in rutilante movimento tra le otto e le otto. La partenza è quella dei giorni no, con internet fuori uso per un'oretta, ma poi tutto prende a correre regolarmente. Dovrei ricordarmi vagamente come si viveva quando non c'era Internet, non c'erano i cellulari, non c'era neppure l'I-phone: si è campato piuttosto bene senza essere sempre connessi, ma adesso pare che una situazione del genere ci porti direttamente al manicomio. E' esistito un mondo nel quale non c'era neppure il fax, e neppure il computer (ma questo mondo io non l'ho conosciuto, almeno non sul fronte lavorativo: nel 1988, quando ho cominciato a lavorare, c'erano già i 286). Al termine del black out tecnologico, chiudo "Italiane" e nel corso della giornata chiudo anche qualche altra partita importante; conquista la prima posizione l'organizzazione del 150*, su cui tutte le energie saranno concentrate nei prossimi quindici giorni. La serata è dedicata all'AIB: ultimi fuochi di una attività associativa che si concluderà tra poco più di un mese, con la nomina dei nuovi eletti e il mio rientro nelle file dei soci non impegnati nell'attività operativa. Liquido l'ultima tranche di fatture rimaste da pagare, faccio il punto sui diversi conteggi aperti, metto in fila l'elenco delle cose che rimangono da trattare prima di passare il testimone alla persona che sarà eletta e nominata presidente. Mi consola immaginare di poter dedicare ad altro le energie che in questi tre anni così intensi ho dedicato alle relazioni con i soci, alla lettura della infinita quantità di posta che ci siamo scambiati, alle riunioni e agli incontri pubblici che abbiamo organizzato direttamente o a cui ho partecipato come ospite, ai viaggi a Roma o in altre realtà italiane per gli scambi con altre sezioni o per gli incontri periodici tra presidenti. |
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Sabato 26 febbraio 2011: Bel pomeriggio pistoiese tra i libri La mattina scorre densa tra impegni rinviati da troppo tempo, che richiedevano il proprio tributo di cura e attenzione. Peccato non avere avuto la possibilità di partecipare ad un corso di aggiornamento che io stessa ho organizzato presso la San Giorgio a favore degli operatori della rete REDOP. Sull'ubiquità devo ancora attrezzarmi, non c'è che dire. Il pomeriggio è ricco di interesse: alle 16 alla Forteguerriana c'è la presentazione di un lavoro di ricerca condotto dalla giovane Amica della Forteguerriana Francesca Rafanelli, che ha curato la trascrizione di un inventario ottocentesco del Palazzo Rospigliosi di Ripa del Sale: un edificio monumentale appartenenuto al ramo minore dei Rospigliosi, una famiglia patrizia molto potente a Pistoia, che ha dato i natali (per il ramo di via del Duca) a Papa Clemente VII. L'iniziativa editoriale, curata dalla FIDAPA di Pistoia, ha un retroscena per dir così "femminista": l'inventario dei beni presenti nel palazzo, che oggi possiamo leggere semplicemente come documento di interesse storico e artistico, fu redatto in occasione di una causa legale che la figlia dell'ultimo Rospigliosi intentò al padre, per poter entrare in possesso di una quota dei beni familiari che in sede di testamento il padre aveva lasciato al nipote, in quanto maschio in grado di poter trasmettere il cognome Rospigliosi. Alessandra Rospigliosi volle usare l'arma della giustizia per far valere i propri diritti di donna e di madre, e riuscì ad ottenere una parte dei beni, per un valore che oggi è stimato nell'equivalente di 8 milioni di euro. Una storia davvero interessante e coinvolgente! Alle 17 corro alla San Giorgio, dove il Presidente dell'Associazione Amici del Giallo, Giuseppe Previti, presenta il libro appena uscito "Letti per voi", una antologia delle recensioni da lui realizzate nel corso degli ultimi anni e presentate sul suo blog o durante l'appuntamento settimanale col giallo che tiene su TV libera di Pistoia. Partecipo volentieri a questo evento non soltanto perché l'Associazione Amici del Giallo e il suo presidente sono grandi alleati delle biblioteche pistoiesi, ma anche perché il tema risulta molto vicino alle mie corde personali e professionali: leggere e scrivere recensioni sui libri letti è una mia grande passione, che pratico ormai da tanti anni (un tempo con maggiore costanza, oggi solo sporadicamente). So che nel grande mare magnum dell'offerta editoriale un consiglio azzeccato, fatto da un lettore appassionato, vale cento inserzioni pubblicitarie dominate dall'industria culturale. Per questo ho sempre tenuto (riuscendoci variamente) a che le biblioteche nelle quali lavoro sviluppino una propria capacità autonoma di offrire percorsi bibliografici e stendere ideali fili tra i libri che i lettori possano seguire, fidandosi dei consigli come ci si fida di un amico. |
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Domenica 27 febbraio 2011: Marzo in arrivo: in arrivo anche un cambio di marcia Anche febbraio è ormai passato, e quasi non me ne sono accorta. I giorni sono lunghissimi, ma i mesi scorrono velocemente: la percezione soggettiva del tempo comincia a fare brutti scherzi, almeno alla mia età, perché mi sembra ieri che era natale, ed invece già è tutto un infiocchettamento di mimose. Si sta per aprire una nuova fase della mia vita, caratterizzata da alcune novità significative: dall'archiviazione dell'esperienza di presidente della Sezione Toscana dell'AIB al "lancio" di alcuni nuovi progetti personali. Sul fronte professionale, non tanto si intensificherà il ritmo di attività (perché è improbabile che possa lavorare di più e più a lungo rispetto a ora), quanto sarà più focalizzata la ricerca di risultati concreti su alcuni specifici fronti. Il momento è topico, come diceva Mickey Mouse. La giornata, fredda e piovosa, invita non solo al riposo, ma anche alla progettazione e alla pianificazione operativa. Tra le tante cose messe a segno prima di uscire per una gustosa cena in compagnia (valeva la pena sfidare il freddo e il gelo per delle meringhe così!), la creazione su Picasa degli album con le fotografie scattate durante le visite svolte nei giorni scorsi alle biblioteche del Monzese: l'intento è quello di proseguire a distanza la discussione che si è ben avviata durante le sessioni di lavoro in presenza, in modo tale da approfondire in un clima disteso e collaborativo le riflessioni sulla qualità degli spazi in biblioteca. L'obiettivo segreto dell'album condiviso è quello di registrare nel tempo gli interventi migliorativi che i colleghi saranno in grado di fare nei prossimi mesi. Mi farà piacere poter condividere con loro questo percorso. |