Facilitare č difficile

27 Marzo 2012

Facilitare č difficile

Le numerose attività della giornata mi permettono di seguire non dall'inizio la presentazione del libro "L'insegnante facilitatore" di Pino De Sario, programmato per oggi alle 17 alla Biblioteca San Giorgio.
Ma per fortuna riesco a seguirne una parte comunque importante, tale da rendermi conto dell'importanza del tema della facilitazione (per saperne di più) in questi tempi burrascosi e difficili da governare.
Si parla di crisi della scuola e di speranza in nuovi metodi relazionali, più che strettamente didattici, con i più esperti dirigenti scolastici di Pistoia: la platea è gremita di insegnanti, pronti ad ascoltare, a mettersi in gioco, a riflettere, per lavorare meglio.
Parlare di facilitazione non significa "essere buoni": significa disporre di un sapere complesso, che punta ad una alta qualità delle relazioni per influenzare l'efficacia dei percorsi di apprendimento. Da qui la necessità di canalizzare i fattori emotivi presenti in un gruppo-classe verso l'azione didattica in modo vigile ed attivo, per trasformare un "casino" in un gruppo di apprendimento.
I miei tempi di vita al fulmicotone mi impediscono di leggere approfonditamente il libro, come invece sarebbe opportuno e utile fare. Nella consapevolezza che l'azione docente è una azione fortemente "diffusa", ben oltre il mondo della scuola, innervandosi in tutte le attività di informazione e orientamento anche in regime peer-to-peer, così come, più propriamente, nelle organizzazioni con gerarchia formalizzata.
Quando scrissi, ormai tantissimi anni fa, Il bibliotecario spazzaneve, stavo in realtà parlando proprio di questo. Ancora mi mancavano molte parole che avrei imparato a pronunciare successivamente. Ma i pensieri erano già quelli.