La virtł della perseveranza

11 Luglio 2012

La virtł della perseveranza

Il mio quaderno delle letture (attualmente un "Tinta unita" a quadretti piccoli, con copertina arancio) ospita questa sera ben undici pagine di appunti fitti fitti, scritti con Annarì, la stilografica Visconti Rembrandt bianca che mi hanno regalato Carlo e Annarita l'anno scorso. Undici pagine di note tratte dal libro che mi sono sciroppata in un lampo, Perseverare è umano, di Pietro Trabucchi, sul rapporto tra riuscita e perseveranza.

Il tema mi è particolarmente caro: alla resilienza come straordinario "carburante" per il raggiungimento degli obiettivi professionali ho dedicato uno dei saggi a cui tengo di più: "Il bibliotecario tra resilienza e coopetizione", pubblicato nel volume Verso un'economia della biblioteca. Finanziamenti, programmazione e valorizzazione in tempo di crisi, a cura di Massimo Belotti, Milano, Bibliografica, 2011, p. 177-191.

La comune vulgata attribuisce al talento una dimensione "naturale", legata più alla fortuna che all'impegno personale. In realtà il talento in una certa disciplina è il risultato di un durissimo lavoro, che ha esercitato in modo speciale una abilità che - lasciata allo stato naturale - probabilmente non sarebbe emersa dalla media.

Il libro affronta in modo molto convincente i temi della motivazione, e del suo mantenimento nel tempo, anche a fronte di imprevisti, ostacoli, fatiche e difficoltà varie, superando il convincimento comune che gli incentivi esterni possano stimolare la "tenuta" dei singoli nel perseguire gli obiettivi. In realtà molto più degli incentivi esterni vale la motivazione interna a mettersi alla prova, a testare i limiti, a godere del fortissimo piacere fornito dal senso di competenza.

Gli esempi, tratti perlopiù dagli sport caratterizzati da resistenza estrema (ultramaratone, discipline di endurance), offrono al lettore la giusta contestualizzazione pratica alla illustrazione dei meccanismi che regolano la biologia umana, e che spiegano perché un animale non specializzato come l'uomo, nato con un cervello incompiuto, abbia saputo trasformare la sua debolezza evolutiva in uno straordinario punto di forza, facendo dell'apprendimento di nuove abilità una fonte primaria di piacere.

Inserirò volentieri questo libro nelle mie proposte di lettura Oltre il giardino, chiamando i bibliotecari che frequentano i miei corsi ad esplorare letture che vanno - appunto - oltre il giardino della classe 020 (la Biblioteconomia), per arricchire lo strumentario professionale di nuove competenze. Davvero un bel libro.