Mercatini in piazza: dov'č il Comune?

02 Settembre 2012

Mercatini in piazza: dov'č il Comune?

Stamani mattina ci siamo voluti concedere una passeggiata nel centro di Cascina, per dare un'occhiata al tradizionale mercatino della prima domenica del mese. Non lo facciamo mai, in effetti, ma il clima finalmente fresco invita a fare un'eccezione.

Delusione e rabbia sono i sentimenti che mi accompagnano durante la visita: e non già perché le bancarelle si susseguono sparute lungo il corso principale senza un qualunque disegno, ed il pubblico è sparuto come le bancarelle. Quel che mi fa rabbia è che il Comune di Cascina abbia di fatto abdicato a qualunque potere di controllo e governo del mercatino: c'è il ragazzino con il tavolo da picnic che vende i giocattoli di quando era piccolo, c'è il porchettaro con supercamion attrezzato che invita gli astanti ad assaggiare le sue specialità al colesterolo fin dalle dieci del mattino, c'è la venditrice di reggiseni dalle scatole ammaccate, accanto all'intagliatore di legno che vende le statuine ricavate dai rami dell'olivo, la signora che dipinge a mano i piatti di ceramica, la venditrice di lancette d'orologio dipinte trasformate in orecchini, l'artigiano che ha ricavato con le pietre degli originali portavasi da giardino.

Possibile che una amministrazione pubblica possa permettere che lo spazio più nobile della città capoluogo sia riempito da una accozzaglia di proposte di pessima qualità? Io non ho niente contro gli arancini siciliani, né contro i libri vecchi svenduti a un euro, né tanto meno contro i grembiuli da cucina con il bordo all'uncinetto, né con i dischi in vinile, né con i panini con la porchetta. Mi guardo bene dal criticare chi cerca di tirare su qualche soldo con gli oggetti che ha recuperato dalle soffitte di amici e parenti.

Quello che non funziona è l'accozzaglia priva di senso e soprattutto priva di valore aggiunto: non c'è identità, non c'è "conversazione", ma solo un confuso bailamme di ciarpame. L'impatto sul fronte educativo è devastante: le persone si abituano a considerare accettabile ciò che accettabile assolutamente non dev'essere. E' importante che la gente comune possa avere l'opportunità di stare a contatto con il bello, non soltanto pagando per entrare ad un museo, ma anche passeggiando in centro. Stare a contatto con il brutto fa diventare brutta l'anima, abbassa il livello di guardia del nostro gusto. Per questo mi sento di dare un bel quattro al Comune di Cascina: fare buona politica significa fare attenzione alla qualità di ciò che si offre alla città. E ciò che oggi vedo nel bellissimo corso medievale di Cascina è decisamente brutto.

Il sindaco Antonelli sembrava aver dato un segnale positivo, quando - nel giugno dell'anno scorso (vedi) - aveva riportato sul corso i due Nevrotici metropolitani di Metzler acquistati anni addietro dal Comune e mai posizionati: adesso si tratta di intervenire affinché davvero si realizzi l'idea di un museo a cielo aperto. Ecco, cominciamo col dare ordine alle cianfrusaglie.