Volontariato: sė e no

12 Ottobre 2012

Volontariato: sė e no

Alla vigilia del Bibliopride, impazza sulla rete il dibattito sull'impiego dei volontari nelle biblioteche: il tema ha un andamento carsico, risalendo e sprofondando a seconda degli umori del momento. Una teoria non scientifica e perciò nient'affatto dimostrata porterebbe a dire che si guarda favorevolmente all'uso dei volontari nei periodi di crisi, quando non si destinano soldi a coprire le spese per le figure professionali, mentre ci si dimentica di questa risorsa quando le cose vanno bene, e si riesce a fare con quel che si ha.

In effetti la teoria non è mai stata dimostrata, perché non si conosce periodo nel quale le cose siano andate bene per le biblioteche: dunque, non affidiamoci alla teoria, ma guardiamo in faccia la sporca, nuda e maleodorante realtà di tutti i giorni.

Il recente caso di Salaborsa a Bologna (vedi qui l'articolo su "Il fatto quotidiano") è emblematico non soltanto di un disagio economico ma di un vero e proprio deficit culturale: al di là di tuti i distinguo che si possono fare (e si fanno) tra lavoro retribuito e supporto dei volontari, sotto sotto c'è l'idea che il lavoro in biblioteca non sia sufficientemente qualificato da richiedere una specializzazione tale da tagliare fuori tutti coloro che non siano adeguatamente preparati. E perché questo? Proviamo a dircelo.

Perché oggi nelle biblioteche (anche nelle migliori) ci sono dipendenti non qualificati, incapaci, ignoranti e fannulloni: persone che stanno sul gobbo della comunità locale, e che potrebbero centomila volte essere sostituiti da persone di buona volontà, gentili, sorridenti e allegre. Ecco che l'esperienza quotidiana ha purtroppo permesso la crescita di una opinione condivisa secondo la quale l'operatore medio può tranquillamente essere sostituito da un volontario, permettendo non solo un risparmio economico per l'ente, ma anche un vero e proprio innalzamento della qualità del servizio erogato. Perché, si sa, una persona positiva e piena di belle intenzioni è sicuramente portatrice di valori più apprezzabili di chi non aspetta altro che le lancette dell'orologio si posizionino sull'orario di fine turno.

Il livello qualitativo della "classe bibliotecaria" in Italia è piuttosto basso, non c'è che dire. Accanto a persone estremamente competenti e capaci di relazionarsi efficacemente con gli utenti, c'è una massa di gente che andrebbe cacciata a calci nel didietro, e che sta lì aspettando la pensione. In gran parte si tratta di "scarti comunali" parcheggiati in un luogo ritenuto meno pericoloso di altri uffici più importanti; in parte si tratta di persone ammodo, che però dedicano la maggior parte del proprio tempo lavorativo ad altre attività, e non hanno sviluppato quelle competenze minime da impiegare in biblioteca.

Se dunque si pensa che i volontari possano sostituire i bibliotecari, è perché ciò è possibile e ciò accade con successo in tante realtà. Dunque, è colpa nostra. A nessuno mai è venuto in mente di far pilotare un aereo da un signore che da bambino collezionava modellini di aereo. Se a qualcuno viene in mente che si possa mandare avanti una biblioteca semplicemente perché si ama leggere, allora ben ci sta.