Giugno, tempo di esami

15 Giugno 2012

Giugno, tempo di esami

Eccomi di nuovo alle prese con gli esami in università: dopo una intensa mattina di lavoro, trascorsa lungo un nastro di riunioni ed incontri volti a trattare le diverse faccende in corso, mi scapicollo in una FIrenze torrida e brulicante di turisti in sandali e pantaloncini corti per apprestarmi ad una nutrita sessione di esami, durante la quale incontro buona parte degli studenti frequentanti di quest'anno.

Le loro considerazioni sull'esperienza didattica convergono nel sottolineare l'importanza delle visite guidate nel contesto del percorso formativo condotto: non sarebbero riusciti a cogliere lo spirito della vera "public library" se avessi loro permesso di limitare il proprio raggio d'azione ai libri di testo e alle lezioni frontali. Nelle visite condotte alla biblioteca delle Oblate, alla Lazzerini di Prato e alla San Giorgio di Pistoia hanno potuto respirare  l'aria della pubblica lettura, toccando con mano la traduzione in termini di servizio operata a partire dai principi della biblioteconomia contemporanea.

Tutti gli studenti sono preparati e mostrano di essersi avvicinati alla materia biblioteconomica con curiosità, fino al punto di appassionarsi; sono più di uno a usare l'espressione "mi si è aperto un mondo" nel riferiore lo scarto tra competenze iniziali e competenze acquisite al termine del corso.

Dentro questo mondo che si è loro aperto davanti non ci sono nozioni di biblioteconomia pura, non c'è pratica catalografica né approccio teorico ai fondamentali della materia, ma un inquadramento generale sul possibile ruolo della biblioteca pubblica nella comunità locale all'epoca di internet.

Mi ha molto meravigliato, per la verità, l'estraneità quasi totale degli studenti dall'uso degli e-book: nessuno di loro ha mai maneggiato e-reader, pochissimi sapevano che anche i tablet possono essere usati per leggere libri. Anche tra coloro che dovrebbero essere, almeno per quanto prescrivono i loro dati anagrafici, veri e propri nativi digitali, ci sono numerose persone che - nonostante l'alta scolarizzazione - sono ancora molto lontane dal padroneggiare le diverse opportunità offerte dalla tecnologia per consumare e soprattutto prpdurre cultura. Una ignoranza della materia sulla quale occorre riflettere, se non si vuole rimanere vittime di abbagli nella gestione di progetti orientati a superare il cosiddetto "digital divide".