In un mondo nient'affatto migliore

04 Giugno 2017

In un mondo nient'affatto migliore

Ho rivisto volentieri, in questo lungo week-end di festa, il film di Susanne Bier "In un mondo migliore", Oscar 2011 come migliore film straniero: un "nero" nel quale le lande più povere e assolate dell'Africa condividono un medesimo destino di dolore e sofferenza con i paesaggi dei quartieri benestanti della Danimarca, a dimostrazione del fatto che non c'è ricchezza né civiltà che ci possa tenere lontani dall'inutilità della vendetta, dall'incomunicabilità degli adulti, dalla fragilità dell'adolescenza.

Protagonisti della storia, due ragazzini già segnati da piccole e grandi tragedie personali: Elias, figlio di due medici in crisi coniugale, scelto dai bulli della scuola come vittima sacrificale, e Christian, tornato in Danimarca dall'Inghilterra dopo la morte della madre, alle prese con un irrefrenabile sentimento di odio nei confronti del padre, a cui attribuisce la responsabilità della sua tragica perdita. Christian si auto-elegge difensore di Elias e della sua famiglia, prima pestando a sangue il bullo che ha preso di mira l'amico del cuore, poi - in un tragico crescendo - facendo esplodere l'auto di un facinoroso del posto, che ha umiliato e offeso il padre di lui.

I continui cambi scena raccontano la storia del padre di Elias come medico in Africa, impegnato a salvare quante più vite umane possibile dalle ingiurie della guerra e della crudeltà umana, incarnata da Big Man, un potente signore della guerra che si diverte ad aprire la pancia delle donne incinte nei villaggi.

Due vendette in parallelo ("Vendetta" è in effetti il titolo originale del film): quella di Anton, il medico, che - dopo avere curato Big Man, nonostante il parere contrario di tutti i suoi collaboratori  - lo lascia nelle grinfie di una folla inferocita, che lo ucciderà; e quella di Christian, che - nell'intento di distruggere l'auto di chi ha offeso il padre dell'amico - mette a serio rischio la vita dell'amico stesso.

Un film privo di speranza, che non lascia spazio al mondo migliore: il mondo descritto è tragicamente corrotto dalla violenza degli uomini.